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Una fotografia che può essere letta emotivamente con grande facilità, in quanto ha tutti i canoni per attivare i soli circuiti emozionali. © Pietro Collini. Una fotografia che può essere letta emotivamente con grande facilità, in quanto ha tutti i canoni per attivare i soli circuiti emozionali. © Pietro Collini.

Pragmatica della visione

Anatomicamente la visione prevede un sistema d’input, rappresentato dagli occhi, dalle vie di trasferimento dello stimolo visivo. Quest'ultimo comporta anche l’attivazione di aree cerebrali estese e complesse che coinvolgono i centri delle emozioni e della parola.
Esaminiamo ora le fasi che portano alla formazione nella nostra mente del visema e poi dell’eidema.
Lo stimolo visivo dà luogo alla formazione di un’immagine mentale, che prende il nome di visema; esso non è ancora codificato. Ad esempio se vediamo un cane, l’immagine grezza prende il nome di visema, termine riferito anche alle immagini che vengono immagazzinate nella memoria. Il visema è sottoposto a un’elaborazione complessa, che prevede venga scomposto in forme molto più semplici e confrontate con quanto abbiamo in memoria, finchè non si forma un collegamento immagine-concetto-parola e quindi non assuma un senso compiuto, cioè un eidema che, oltre a potersi formare da solo ed essere responsabile della fantasia e generare i visemi, rappresenta l’aspetto concettuale dell’immagine.
In fotografia noi vediamo immagini bidimensionali, che formano eidemi tridimensionali. La tridimensionalità la ricreiamo nella nostra mente, soprattutto quando ci concentriamo su un particolare dell’immagine (il punctum barthesiano…) grazie al fenomeno dell’esclusione, cioè alla capacità del nostro encefalo di sfuocare e ridurre la luminosità di tutto quanto sta intorno al nostro punto d’interesse.

Poi, s’innesca il Modello operazionale-vettoriale degli assetti multipli paralleli, concetto in realtà semplice da comprendere. Innanzitutto occorre pensare all’encefalo come a un computer diviso in tante schede logiche dove avvengono elaborazioni diverse e indipendenti, ma sono anche unite da connessioni logiche che permettono processi molto più complessi ed estesi. Gli assetti sono raggruppamenti di neuroni che cooperano tra di loro a eseguire una determinata funzione.
Tra questi riconosciamo: un assetto semantico, cioè un gruppo di neuroni deputati a creare le immagini mentali, i così detti visemi. Un assetto cognitivo-concettuale, con il compito di riconoscere gli oggetti e di collegarli al nome e al loro significato concettuale e a tutte le loro proprietà culturali: i così definiti eidemi. Un assetto emozionale, cioè l’unione dei neuroni delle strutture filogeneticamente più antiche e comuni anche alle altre specie animali, il cui scopo è di indurre un’emozione. Un assetto sensomotorio-corporeo, cioè deputato a elaborare le sensazioni visuali in rapporto con il proprio corpo, come sua posizione nello spazio, e di indurre reazioni involontarie legate allo stato emotivo, come accelerazione del battito cardiaco, sudorazione, tremore ecc... Un assetto pragmatico, la cui funzione è quella di indurre azioni coerenti con l’immagine osservata e con gli altri assetti.
Pertanto la semplice visualizzazione di una fotografia innesca una serie di risposte che possiamo suddividere su due livelli: uno puramente emozionale e l’altro concettuale eidetico.

Un'immagine che non si presta all'immediata riconoscibilità e quindi richiede l'attivazione dell'assetto concettuale. © Pietro Collini. Una fotografia che induce lo spettatore a ricercare significati non evidenti a primo sguardo attivando l'assetto eidetico. © Pietro Collini.

Il livello emotivo è comune anche agli animali, la cui funzione è di attivare risposte automatiche, che servono soprattutto a scopi di difesa o reazione ambientale.
Quindi quando ci sentiamo dire che una fotografia è bella perché regala una forte emozione, possiamo teoricamente rispondere che anche un cane di fronte alla fotografia di una bella bistecca è colto da una forte emozione. Pertanto l’utilizzo di questo parametro riferito a lettura di una fotografia è solo grezzo, primitivo e inefficace nel definire se una fotografia abbia o meno un contenuto artistico. A riprova che quanto affermo è vero basta verificare che alcuni studi di neurofisiologia hanno dimostrato che se a un soggetto viene mostrata la figura di un oggetto (esempio una pianta) si attivano prima gli assetti cognitivi e poi gli emozionali, mentre se gli viene mostrata la figura di una persona avviene l’esatto contrario.

Una fotografia che necessità dell'attenzione dello spettatore non solo in termini di attenzione visiva, ma richiede anche un background culturale cui fare fare riferimento. © Pietro Collini. Una fotografia che necessità dell'attenzione dello spettatore non solo in termini di attenzione visiva, ma richiede anche un background culturale cui fare fare riferimento. © Pietro Collini.

Allora occorre che si dia la preferenza all’attivazione dell’ assetto concettuale, il quale è filogeneticamente recente e presente solo nell’uomo (non mi riferisco ai neuroni specchio) per la lettura di una fotografia, quindi è necessario che la persona deputata a leggere l’immagine si liberi della parte esclusivamente emozionale e ricerchi la componente eidetica contenuta nella fotografia, infatti essa soltanto contiene le corrette chiavi di lettura. [ Pietro Collini ]

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pubblicato in data 03-10-2016 in NOTIZIE / OPINIONI

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