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Un pomeriggio qualunque abbascio a chiazzólla. Da sinistra: Zì Nicolina, Zì Vicenza e Zì Maria fanno da nonne ai piccoli che vivono nel centro accoglienza situato vicino alle loro abitazioni. © Forum dei Giovani di Campoli. Un pomeriggio qualunque abbascio a chiazzólla. Da sinistra: Zì Nicolina, Zì Vicenza e Zì Maria fanno da nonne ai piccoli che vivono nel centro accoglienza situato vicino alle loro abitazioni. © Forum dei Giovani di Campoli.

Un archetipo trasversale e confortante

In questo scatto, che il fotografo ci chiede di firmare col nome collettivo di Forum dei Giovani di Campoli, vediamo tre anziane signore affiancate che tengono in braccio dei bambini, gesto che ci porta immancabilmente a pensarle come nonne, anzi più immediatamente nonnine. L'immagine è familiare e rassicurante; ci piace.

Con questa istantanea siamo trasportati in un ricordo astratto di lenta vita di paese, semplice e idealizzata come un'età dell'oro di classica memoria, in opposizione all'artificialità e ai contrasti della moderna vita di città. Basterebbe questo per riconoscere un buon motivo dietro alla fotografia, quantomeno per le persone ritratte e la loro comunità.

Si tratta a tutti gli effetti di uno scatto amatoriale ma ci sono, o perlomeno io le ravviso, ulteriori caratteristiche che mi portano a parlarne qui, in termini fotografici più generali. La foto ha degli elementi comuni ad immagini che svisceriamo nei vari workshop e seminari e in cui troviamo temi, geometrie e ritmi che non sappiamo mai fino in fondo quanto siano stati cercati, quanto fortuiti o quanto inconsciamente magnetici per il fotografo che ha preso quella decisione in quel momento.

C'è l'anziana signora, soggetto non glamour o arditamente tale in qualche scatto famoso, ripetuta tre volte, il numero che precede un infinito indeterminato, sono disposte in schiera a scalare per altezza, scala ripetuta nei tre bimbi accuditi e invertita, sembra, per età negli stessi. Il muro chiaro fa da sfondo, incorniciato da due masse scure equilibrate nel peso.

Che delizia quel bastone poggiato sul fazzoletto e sembra chiamare la fetta di pane in mano al primo bambino. Noi e il fotografo siamo fuori, osserviamo qualcosa che sta accadendo compiutamente, racchiuso in una bolla e autosufficiente. Non ci sono elementi di disturbo, niente fuori posto. Nessuna sperimentazione sterile, perchè la ricerca va bene, l'autoerotismo fotografico no.

E poi, poi c'è la storia dietro, quella che ha portato la foto all'attenzione della stampa generalista. Perchè i bimbi e le nonnine non sono parenti, ma l'immagine è familiare; occupano semplicemente il loro posto naturale nel mondo. Però è una storia che ci piace, che in tanti, a quanto pare, avevamo bisogno di sentire e condividere, come il racconto rassicurante di una nonnina.

Cosa chiedere di più? Questa foto è allo stesso tempo nostalgia e speranza. [ Davide Bologna ]


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pubblicato in data 26-07-2019 in NOTIZIE / OPINIONI

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