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W. Eugene Smith, Steelworker with Goggles, Pittsburgh, 1955. © The Heirs of W. Eugene Smith. W. Eugene Smith, Steelworker with Goggles, Pittsburgh, 1955. © The Heirs of W. Eugene Smith.

Usate la verità come pregiudizio

Con una preziosa mostra di un maestro indiscusso della fotografia del Novecento, W. Eugene Smith (USA, Wichita, Kansas, 1918-Tucson, Arizona, 1978), si è inaugurata a Milano la nuova sede del CMC, Centro Culturale di Milano, diretto da Camillo Fornasieri. Per molti anni protagonista di importanti mostre, legate soprattutto al reportage sociale, il centro milanese ha trovato una nuova e versatile sistemazione, restando sempre a due passi da piazza del Duomo. La mostra di Smith, curata da Enrica Viganò – che in questi anni è riuscita a portare in Italia molte importanti mostre di autori internazionali meno legati ai circuiti mediatici tanto di moda – ripercorre i cicli più famosi del fotografo americano, realizzati tra il 1945 e il 1978, provenienti dalla collezione privata di H. Christopher Luce di New York: dalle fotografie della seconda guerra mondiale a quelle del reportage Medico di campagna, Villaggio spagnolo e Minamata solo per citare i più famosi.

W. Eugene Smith, The Spinner, 1950. © The Heirs of W. Eugene Smith. W. Eugene Smith, The Spinner, 1950. © The Heirs of W. Eugene Smith.

I reportage di Smith furono pubblicati sulla stampa di tutto il mondo e alcuni in particolare si imposero per il loro ritmo narrativo, inaugurando su riviste importanti come Life il racconto fotografico, la capacità cioè della fotografia di bastare a se stessa in quanto informazione, dove l’immagine non è più al servizio del testo ma al contrario il testo diventa una semplice didascalia. Il titolo della mostra Usate la verità come pregiudizio – che si rifà al titolo voluto da Smith in occasione della sua prima grande mostra antologica, tenuta nel 1971 presso il Jewish Museum di New York ‒ può suonare ingenuo a noi contemporanei, smaliziati criticamente su alcuni concetti come verità o realismo, ma conserva tuttavia e ripropone un approccio alla fotografia di documentazione sociale che si rifà alla grande stagione della Concerned photography, la fotografia impegnata, con cui centinaia di fotografi in tutto il mondo tentavano con la loro documentazione e denuncia visiva di trasformare, migliorandolo, il mondo.

W. Eugene Smith, The Walk to Paradise Garden, 1946. © The Heirs of W. Eugene Smith. W. Eugene Smith, The Walk to Paradise Garden, 1946, 1950. © The Heirs of W. Eugene Smith.

Smith appartiene a quel periodo e a quell’impostazione, e indipendentemente dalle nostre riserve contemporanee sul ruolo e sulla funzione sociale della fotografia, riconosciamo nella sua opera una straordinaria occasione di riflessione sul mondo, in molte sue sfaccettature, tragiche, o serenamente umane. La mostra è corredata da un catalogo che, oltre alle immagini, ospita il testo di presentazione di Camillo Fornasieri e l’introduzione di Enrica Viganò che, avendo avuto modo di immergersi per un po’ nell’enorme archivio del fotografo americano ospitato a Tucson, presso l’Università dell’Arizona, ha scovato un piccolo saggio autobiografico di Smith, purtroppo incompleto, e che Viganò ripropone in catalogo. [ Pio Tarantini ]

W. Eugene Smith. Usate la verità come pregiudizio
CMC - Centro Culturale di Milano, largo Corsia dei Servi, 4 - Milano
24 settembre – 4 dicembre 2016


orario: da martedì a venerdì, ore 10,00 – 13,00 e 15,00 - 19,00 | sabato e domenica, ore 16,00 – 20,00 | lunedì chiuso
ingresso: gratuito, domanzione sugerita 5,00 €
info: 02 86455162
segreteria@cmc.milano.it

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[ RISORSE ESTERNE ]
CMC - Centro Culturale di Milano

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pubblicato in data 07-10-2016 in NOTIZIE / FPART

PioTarantini






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