1 / 9       Habitar la calle. La calle nos pertenece a todos di José Tercero Mora, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © José Tercero Mora.

2 / 9       Habitar la calle. La calle nos pertenece a todos di José Tercero Mora, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © José Tercero Mora.

3 / 9       Habitar la calle. La calle nos pertenece a todos di José Tercero Mora, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © José Tercero Mora.

4 / 9       Feud di Olga Matveeva, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © Olga Matveeva.

5 / 9       Feud di Olga Matveeva, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © Olga Matveeva.

6 / 9       Feud di Olga Matveeva, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © Olga Matveeva.

7 / 9       Post di Marta Zgierska, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © Marta Zgierska.

8 / 9       Post by Marta Zgierska, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © Marta Zgierska.

9 / 9       Post di Marta Zgierska, menzione speciale Young Talents of Image 2015, categoria Storytelling. © Marta Zgierska.

Categoria Storytelling | Menzioni speciali 2015

Nel corso del lavoro di selezione del progetto migliore della categoria Storytelling dello YToI 2015 abbiamo deciso di evidenziare, con una menzione speciale, anche i lavori presentati da:


José Tercero Mora | Messico
Habitar la calle. La calle nos pertenece a todos

José Tercero Mora sfrutta il rigore compositivo e i contrasti di luce per suggerire, tra le righe, una possibile soluzione a un problema che da tempo affligge la sua città, La Paz (capitale dello stato della Bassa California del Sud), e tutto il Messico: la dilagante violenza urbana che spinge le persone a rintanarsi in casa. Il merito dell'autore è dunque quello di offrirci un progetto non solo ben realizzato tecnicamente, ma in grado di affrontare la questione in maniera diversa, più propositiva. «Come si recupera il senso di sicurezza sociale? Quale contributo può dare la fotografia? Il mio progetto nasce da queste domande – afferma José Tercero Mora – e dalla volontà di fare qualcosa al riguardo. Credo che uscire per strada per svolgere le nostre attività quotidiane sia un'azione proattiva, al contrario del confino volontario. A livello iconografico, ho utilizzato perciò la luce degli schermi come contrappunto all'oscurità. Trovo in ciò un duplice significato: la luce bianca rappresenta la riappropriazione di uno spazio pubblico, la normalità, in cui sono inserite le persone. Il buio e le luci colorate sono invece collegati all'abbandono degli spazi pubblici e all'alienazione degli stessi. La strada è di tutti».

Olga Matveeva | Russia
Feud

È un lavoro articolato su più livelli, quello di Olga Matveeva, forte di un'estetica e di una sintassi estremamente contemporanee. Una sorta di diario intimo che, mescolando scatti privati dell'autrice e immagini prese da servizi televisivi incentrati sull'instabile situazione politica della Crimea, diviene specchio di inquietudini più ampie, di carattere globale. «Il termine Feud (faida) utilizzato nel titolo – scrive l'autrice – può essere applicato contemporaneamente sia a un contesto politico sia nell'ambito delle relazioni personali. Feud è la guerra fratricida nel quale i partiti di opposizione spesso non riescono a spiegare le proprie radici e i propri obiettivi primari. [ ... ] Feud è anche una categoria dello spazio intimo. Persone vicine, che hanno condiviso un letto e un passato, improvvisamente diventano nemiche giurate. Ognuno prepara il proprio piano di nascosto, costruendo la propria strategia offensiva. Chi ha iniziato questa provocazione, e qual è l'origine della sua natura? Ne stai diventando dipendente, quasi fosse una specie di droga. Ti senti come un animale in gabbia, ma non puoi fuggire».

Marta Zgierska | Polonia
Post

Partito come progetto sui riflessi della paura, il lavoro di Marta Zgierska qui presentato cambia segno nel 2013, in seguito a un grave incidente stradale in cui la giovane fotografa polacca rischia di perdere la vita. Diviene così un lavoro sull'elaborazione del trauma, una sorta di monologo interiore costruito attraverso immagini algide ed essenziali. «La mia fisicità e il dolore – spiega Marta Zgierska – sono diventate una fonte di immagini. A causa di ciò, questa serie di opere è diventata via via più personale, diretta e sostanziale. Dietro ogni foto c'è una storia che di fatto non avrebbe bisogno di essere raccontata. È come un contatto intimo, che chiude l'inesperienza passata nel presente».



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[ RISORSE INTERNE ]
[ YToI ] Categoria Storytelling | Miglior autore 2015
◉ [ YToI ] Categoria Crossover | Miglior autore 2015
◉ [ YToI ] Categoria Crossover | Menzioni speciali 2015
[ YToI ] Categoria Ritratto | Miglior autore 2015
[ YToI ] Categoria Ritratto | Menzioni speciali 2015
◉ [ YToI ]
Categoria Paesaggio | Miglior autore 2015
◉ [ YToI ] Categoria Paesaggio | Menzioni speciali 2015
[ YToI ] Categoria Moda | Miglior autore 2015
[ YToI ] Categoria Moda | Menzioni speciali 2015
[ YToI ] «We are looking for 10 young talents!»

[ RISORSE ESTERNE ]
Olga Matveeva
Marta Zgierska


pubblicato in data 24-02-2016 in NOTIZIE / YTOI

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