1 / 5       Dalla mostra Kiribati. © Vlad Sokhin/Cosmos/Panos Pictures.
2 / 5       Dalla mostra Kiribati. © Vlad Sokhin/Cosmos/Panos Pictures.
3 / 5       Durante la visita alla mostra Kiribati by Vlad Sokhin. © Stefania Biamonti/FPmag.
4 / 5       Durante la visita alla mostra Kiribati di Vlad Sokhin. © Stefania Biamonti/FPmag.
5 / 5       Durante l'inaugurazione della mostra Kiribati di Vlad Sokhin. © Stefania Biamonti/FPmag.

Un paradiso perduto

Si parla spesso degli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro Pianeta. E altrettanto spesso di come intervenire al riguardo per salvaguardare il futuro delle prossime generazioni. Sulla scia dell'interesse generato dai grandi meeting internazionali, discutiamo, ci confrontiamo e, talvolta, ci mettiamo persino in gioco in prima persona, aderendo a campagne a favore della sostenibilità ambientale o cercando di modificare piccole abitudini e comportamenti quotidiani. Proviamo insomma a mettere in atto timide strategie di autodifesa «per il bene dei nostri figli», perché il quadro che ci prospettano scienziati e ambientalisti è talmente spaventoso da far ormai tremare i polsi anche ai meno sensibili all’argomento. Poi ti trovi di fronte a un lavoro come Kiribati di Vlad Sokhin e scopri che ciò che tendevi a percepire come una tetra eventualità è già, di fatto, una realtà più che tangibile in alcune parti del mondo.
Tra dieci anni Kiribati non esisterà più. Secondo le previsioni più cupe, a causa dell’innalzamento dei mari e di ciò che ne consegue, le isole che compongono questo piccolo Stato insulare dell’Oceania verranno infatti letteralmente ingurgitate dall’oceano Pacifico. Non ci sono più barriere o infrastrutture umane in grado di arginare l’invasione dell’acqua, nessun’altra soluzione percorribile se non iniziare a pensare a dove trasferire la popolazione locale quando questo avverrà. Tra vedute dall’alto e dettagli sconfortanti di un ambiente seriamente minacciato da acqua e sale – amari contrappunti visivi a un paesaggio altrimenti più vicino all’idea di paradiso terreste –, le immagini del fotografo russo-portoghese mostrano gli effetti della nostra incuria verso il mondo che ci ospita, indugiando spesso sui volti e le abitudini dei più piccoli. Sono ormai chiamati l’ultima generazione: con tutta probabilità i loro figli infoltiranno le fila dei cosiddetti profughi ambientali. Kiribati è un paradiso perduto.
Complici i tagli d’inquadratura e le suggestive sfumature verde-blu di cielo e mare, il lavoro vive di un impianto iconografico esteticamente accattivante che, tuttavia, non si limita a compiacere lo sguardo. Il progetto si fonda su un'indagine accurata confluita in immagini costruite con intelligenza e in un apparato testuale consistente, in pieno stile giornalistico, che la mostra proposta a Siem Reap riporta sia in inglese sia in lingua Khmer. Peccato quindi per l’illuminazione scelta in occasione dell’inaugurazione serale, che comprometteva la lettura dei testi e delle immagini stesse, costringendoci a tornare il giorno successivo. [ S. B. ]

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KIRIBATI
di Vlad Sokhin
Riverside Gardens | 5 dicembre 2015 - 5 gennaio 2016
ingresso: libero

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pubblicato in data 11-12-2015 in NOTIZIE / MOSTRE

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