1 / 5       Dimostranti danno fuoco a diverse attività commerciali in tutta la città di Ferguson, Missouri, in seguito all’annuncio del Grand Giurì della contea di St. Louis di non incriminare Darren Wilson, un poliziotto bianco, per l’uccisione di Michael Brown, un teenager afroamericano. Ferguson, Missouri, Stati Uniti. Martedì 25 novembre 2014. © Philip Montgomery.
2 / 5       Valerie Hopkins, Nija Chatman, Lana Chatman, Shirley Chatman, Jessica Chatman e Lashanda Chatman (da destra a sinistra) guardano fuori dal loro ingresso, mentre l’auto della polizia passa vicino alla loro casa a Ferguson, nel Missouri, il giorno dopo lo scoppio delle violenze in tutta la città di St. Louis. I tumulti sono iniziati in seguito all’annuncio del Gran Giurì di non incriminare l’ufficiale di polizia Darren Wilson per l’uccisione di Michael Brown, un teenager afroamericano disarmato . Ferguson, Missouri, Stati Uniti. Martedì 25 novembre 2014. © Philip Montgomery.
3 / 5       Una donna versa acqua mescolata con Maalox sul viso di un giovane ragazzo, nel tentativo di attenuare gli effetti del bruciore causati dall’uso di spray al peperoncino, mentre i dimostranti si scontrano con la polizia locale all’incrocio fra West Florissant Avenue e Ferguson Avenue a Ferguson, in Missouri. Violente dimostrazioni e proteste sono continuate per 10 giorni dopo l’uccisione di Michael Brown. Ferguson, Missouri, Stati Uniti, 19 agosto 2014. © Philip Montgomery.
4 / 5       Durante la visita alla mostra Flash Points di Philip Montgomery. © Silvia Brambilla/Festival della Fotografia Etica.
5 / 5       Philip Montgomery durante la visita guidata alla sua mostra Flash Points. © Silvia Brambilla/Festival della Fotografia Etica.

Sull'orlo del baratro

Ci sono storie che sembrano ripetersi all'infinito. E distanze che sembrano ancora inavvicinabili, per quanto ci si è sforzati di colmarle. Parole come razzismo e discriminazione razziale sembrava fossero diventate tabù fino a una ventina di anni fa. Parole impronunciabili, perché considerate incivili, e perché più nessuno voleva infangarsi con l'epiteto di razzista, su cui gravava e continua a gravare un'onta di secoli di soprusi. Ma poi il mondo è cambiato, la paura del diverso ha preso il sopravvento e ci si è scoperti vulnerabili. Gli occhi di chi, come la sottoscritta, è nata negli anni Ottanta si sono spalancati improvvisamente come in un brutto risveglio, e hanno visto. Hanno visto come questioni apparentemente sepolte in un lontano passato, in realtà giacevano appena sotto la superficie di un mondo niente affatto migliorato. Hanno visto come il rifiuto di un termine come razzista aveva generato solo ipocrisia – nascosta tra le pieghe di terminologie e perifrasi innocue solo nella forma, ma non nella sostanza – e cecità di fronte a problematiche tutt'altro che risolte. Abbiamo abbassato il livello di guardia, abbiamo creduto che ciò che era stato fatto in passato sarebbe bastato a evitare di ricommettere gli stessi errori. Ma così non è stato, anzi. Davvero un brutto risveglio, di cui molti, purtroppo, sembrano non essere ancora consapevoli.
Se c'è un merito che va attribuito alla mostra Flash Points di Philip Montgomery è quello di permetterci di vedere un po' più da vicino una problematica di grande attualità in America, di cui la realtà prima descritta costituisce, purtroppo, salde fondamenta. L’esposizione propone infatti una selezione di immagini che documentano i recenti avvenimenti di Baltimora (Maryland), Ferguson (Missouri) e Newark (New Jersey), che hanno visto fronteggiarsi forze dell’ordine e le locali comunità afroamericane. Fatti gravi, che vedono negli abusi della polizia, nella militarizzazione crescente di questi territori e nella reazione esplosiva della popolazione, l'espressione (se non il rigurgito) di un malessere antico, che affonda le radici proprio nell’ancora parzialmente irrisolta questione razziale. Il fotoreporter americano non si è tuttavia limitato a fotografare gli scontri e l’evolversi della guerriglia urbana. Ha seguito come un’ombra gli ufficiali di polizia in azione in questi luoghi, studiando le modalità di fermo e perquisizione, nonché catturato lo sgomento e la preoccupazione di quegli americani che vedono nella concatenazione di questi avvenimenti il riemergere di oscuri fantasmi del passato. Ha fotografato, insomma, quello che sembra l'avvicinarsi di un nuovo, drammatico punto di rottura tra bianchi e neri. Molte delle immagini in mostra provengono dal lavoro The Longest Night, un lavoro che stupisce per la qualità delle immagini e per l'utilizzo di schemi compositivi che rimandano a grandi reportage del passato. Montgomery è un fotoreporter giovane, ma ha guardato e studiato molto, e si vede.
Per la sottoscritta, Flash Points è senza dubbio, per quanto stigmatizza, una delle migliori mostre proposte da questa edizione del Festival della Fotografia Etica. [ S. B. ]

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FLASH POINTS
di Philip Montgomery
Palazzo Modignani | 10-11 / 17-18 / 24-25 ottobre 2015
ingresso: 10,00 € (valido per la visita a tutte le altre mostre in rassegna)


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Festival della Fotografia Etica
The Longest Night
Philip Montgomery

pubblicato in data 30-10-2015 in NOTIZIE / MOSTRE

FFE FFE2015 PhilipMontgomery StefaniaBiamonti






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