1 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

2 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

3 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

4 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

5 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

6 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

7 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

8 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

9 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

10 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

11 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

12 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

13 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

14 / 14       Family Day, Roma, Circo Massimo, 30 gennaio 2016. © Ruggero Passeri.

Family Day: che interpretazione?

L'eco non si è ancora spenta ovviamente. Appena ieri, nell'ultimo sabato di questo gennaio 2016, la manifestazione di Roma al Circo Massimo ha catalizzato l'attenzione di un pubblico imbrancato dai media. Del resto, anche a volerne fare a meno e indipendentemente dal proprio pensiero in merito, sarebbe stato difficile riuscire a evitare di essere coinvolti dal flusso di notizie. Che l'eco da cui sono partito non si sia ancora spento me lo ha confermato stamattina l'arrivo, nella casella di posta elettronica della redazione, delle immagini che pubblico a corredo di questa riflessione. «Ieri, da bravo pensionato nullafacente e per di più fotografo, me ne sono andato al Family Day. Non c’erano due milioni di persone: basta sviluppare la superficie del Circo Massimo (circa 72.000 metri quadri) e provare a metterci, a fatica, tre persone a metro quadro, e fanno comunque 200.000 individui in piedi. Ma era un palcoscenico interessante». Con queste parole Ruggero Passeri ha accompagnato le sue fotografie. Per quegli strani e contorti processi mentali che spesso mi attanagliano, l'osservazione sulla querelle relativa al numero di partecipanti, argomento peraltro assai poco interessante dal mio punto di vista, mi ha suscitato una banale considerazione sul valore documentario delle immagini. Per quel minimo di rispetto dovuto alla registrazione fatta in tribunale di FPmag come testata giornalistica, pubblico le fotografie con una didascalia identica per tutte le immagini e quanto più possibile minimalista e non interpretativa: Family Day [evento], Roma, Circo Massimo [luogo], 30 gennaio 2016 [data]. © Ruggero Passeri [autore].
Un omaggio al sacro copia e incolla e alla pigrizia? No, semplicemente la volontà di non condizionare apertamente la lettura. Cosa in realtà non vera perché tanto la scelta delle immagini da pubblicare, operata prima dall'autore e poi da me, quanto la loro messa in sequenza è, che piaccia o meno, responsabile della loro lettura da parte dello spettatore.
L'invito è a leggere questi testi iconici e a confrontarsi con altre persone sull'argomento. Sarà facile scoprire come, in presenza di ideologie differenti, sarà il preconcetto a determinare la lettura dell'immagine. Se la pensate come gli organizzatori del Family Day, in queste fotografie vedrete dei coraggiosi che difendono con il giusto orgoglio le proprie idee. Se avete o avreste manifestato nelle piazze che sostengono le unioni civili, vedrete dei soggetti dall'aspetto poco rassicurante, oscuri e minacciosi nei confronti delle vostre libertà.
Facile intuire come offrendo un ancoraggio in una direzione o nell'altra, la lettura divenga molto più radicale suggerendo, a seconda dei casi, cieca approvazione o altrettanto cieco rifiuto. Eppure siamo di fronte allo stesso testo iconico, allo stesso prelievo di quella porzione di reale operata dal fotografo al momento dello scatto. Senza entrare in analisi fuori luogo in questa sede e in questa occasione sull'impossibilità del fotografo di restituire immagini oggettive, ma al più tendenti alla neutralità, gli scatti di Ruggero Passeri mi suggeriscono di stigmatizzare come il pregiudizio sia sempre in agguato quando ci approcciamo a un'immagine, solo che troppo spesso non ci rendiamo nemmeno conto che ci sta dominando totalmente impedendoci di vedere davvero cosa abbiamo davanti agli occhi e a distinguere cosa è rappresentato da come è rappresentato. [ Sandro Iovine ]

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[ RISORSE INTERNE ]
[ FPblog ] «Usate la verità come pregiudizio»


[ RISORSE ESTERNE ]
Ruggero Passeri

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pubblicato in data 31-01-2016 in NOTIZIE / MELTINGPOT







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