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Eamonn Doyle, Sans titre, série End, 2015. Courtesy Michael Hoppen Gallery. © Rencontres Arles 1 / 2       Eamonn Doyle, Sans titre, série End, 2015. Courtesy Michael Hoppen Gallery. © Rencontres Arles.

Eamonn Doyle, Sans titre, série i, 2013. Courtesy Michael Hoppen Gallery. © Rencontres Arles 2 / 2       Eamonn Doyle, Sans titre, série i, 2013. Courtesy Michael Hoppen Gallery. © Rencontres Arles.

End. di Eamonn Doyle

End. di Eamonn Doyle è una delle cinque esposizioni proposte dalla sezione Street de Les Rencontres d'Arles 2016. Una mostra che vale una visita anche solo per l'allestimento che offre.
Entrando nelle sale al secondo piano dell'Espace Van Gogh ci si ritrova infatti immersi tra stampe di varie dimensioni, spesso mastodontiche, che mostrano ora un via vai di persone, ora gente qualunque ripresa in situazioni diverse, talvolta al limite del paradossale, ora solo volti e corpi sorpresi, attoniti, quasi strappati dal flusso di una quotidianità ambigua, impossibile da decifrare fino in fondo. Un'umanità varia e variegata, riordinata e ricomposta in dittici o in mosaici di stampe di grandi dimensioni che, nell'insieme, rimandano al frastuono visivo (e non solo) di una ipotetica metropoli, della città per antonomasia, suggerendo diversi percorsi da seguire.

Durante la visita alla mostra End. di Eamonn Doyle. © Stefania Biamonti/FPmag.

Chi sono tutte quelle persone? Dove vanno? E perché sono talvolta accostate a dettagli del paesaggio urbano apparentemente insignificanti? Sono queste alcune delle domande che sorgono proseguendo nella visita. Tuttavia, più ci si addentra nel cuore della mostra, più si libera lo sguardo da qualsivoglia aspettativa e ci si abbandona al suono delle note che riecheggiano in sottofondo, più appare chiaro che non sono questi i giusti questiti da porsi.
L'esposizione curata da Niall Sweeney sembra infatti proporsi non solo di mettere i visitatori di fronte a un'ampia selezione di immagini realizzate nel corso del tempo dal fotografo irlandese – tutte tratte dalla trilogia composta dalle serie i, ON e End –, ma anche di permettere loro di interagire a vari livelli con quella che più si va avanti più si comprende essere una vera e propria installazione, e di diventarne in alcuni momenti addirittura fisicamente parte (cfr. foto qui sotto).

Durante la visita alla mostra End. di Eamonn Doyle. © Stefania Biamonti/FPmag.

Vista in quest'ottica, l'esperienza visiva si fa ancora più intensa. Quella processione silenziosa di uomini e donne, di ragazzi e di anziani, di volti e di corpi che si affastellano negli occhi in modo apparentemente caotico lascia all'uscita la sensazione di aver assistito a una sorta di teatralizzazione del quotidiano. Una coreografia muta, ai limiti dell'improvvisazione, in cui tutti hanno una parte e in cui ogni ruolo è fondamentale per il sussistere dell'altro, anche quello dello spettatore.
Non è quindi sulle singole immagini che si gioca il senso di questa mostra – per quanto più che apprezzabili esse siano sotto vari profili –, bensì nella sua capacità di lasciar intravedere quella dimensione coreutica del quotidiano che i nostri occhi spesso captano, ma che la mente altrettanto spesso stenta ad elaborare, a riconoscere e a ricomporre nella propria, personale, sceneggiatura della realtà. [ Stefania Biamonti ]

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END.
di Eamonn Doyle
Espace Van Gogh, place Félix-Rey - Arles (France)
4 luglio – 25 settembre 2016
orario: tutti i giorni, ore 10,00 - 19,30
ingresso: 12,00 € (previsti biglietti cumulativi e riduzioni)


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[ RISORSE INTERNE ]
◉ [ FPtag ] ARLES2016: il punto di vista della redazione
◉ [ eventi ] Rencontres d'Arles 2016: anticipazioni
◉ [ mostre ] Tear My Bra
◉ [ FPtag ] ARLES2015: il punto di vista della redazione sull'edizione 2015

[ RISORSE ESTERNE ]
Eamonn Doyle
Les Rencontres d'Arles 2016

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pubblicato in data 22-07-2016 in NOTIZIE / MOSTRE

ARLES ARLES2016 StefaniaBiamonti






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