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Dalla mostra Quattro Stagioni di Serena Vittorini. © Serena Vittorini 1 / 6       Dalla mostra Quattro Stagioni di Serena Vittorini. © Serena Vittorini.

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Quattro Stagioni

Lo sguardo esterno può essere di grande aiuto per una comunità. Non che non ci si preoccupi dell’esteriorità dalle nostre parti. Siamo abituati a misurarci con noi stessi e lo spazio che ci circonda con la consapevolezza che al di fuori dell’involucro di pelle che ci ricopre avviene qualcosa che non è controllabile, che va oltre le nostre previsioni.

Si cerca di essere pronti, presentabili, in grado di reagire con rapidità, forza e intelligenza agli stimoli che provengono dal mondo al di fuori di noi. Effettivamente il delicato confine tra noi e il mondo è l’argomento fondamentale di tutta la nostra esistenza. Riducendo tutto a una questione di numeri, sono i cinque sensi che si confrontano con i quattro elementi e con il trascorrere del tempo: in ogni istante interpretiamo ciò che ci circonda, la natura e la comunità con questi pochi parametri e ogni volta siamo attanagliati dalla misteriosa domanda. Io sento, vedo, annuso, tocco, assaggio e quindi penso, ma cosa sono veramente? Mi costruisco un’idea del mondo, ma chi racconterà me stesso? Sono temi complessi, forse assenti nella vita di tutti i giorni. Viviamo in un piccolo paese con le sue specificità naturali e culturali, ma la routine giornaliera finisce per distrarci dai grandi temi esistenziali. L’arrivo di una fotografa ci ha fatto riflettere. Lo sguardo esterno spinge a ripensarsi, soprattutto quando l’occhio (umano o fotografico) vuole indagare l’universale presente in noi. Il luogo in cui viviamo è un posto duro ma felice grazie a una natura forte e generosa che attraverso i secoli (o i millenni) ci ha reso quello che siamo. Ma al tempo stesso c’è un modo di autorappresentarci che subito emerge di fronte ad un fotografo.

È un po’ quello che ci si aspetta di essere: pastori del Mediterraneo, legati ai cicli annuali, ma anche protagonisti di un immaginario cartolinistico che tutto sommato ci riesce bene. Di fronte però all’indagine di una giovane fotografa indirizzata verso un tema universale, distaccato da quell’agire per l’immagine che caratterizza la nostra contemporaneità ha aperto un grande interrogativo. I tempi della ricerca, concentrati in pochi giorni, si sono dilatati in lunghi momenti di inseguimento dello scatto, questa strana percezione del tempo che probabilmente riemerge quando si osserva un’immagine. Una domanda aperta su noi stessi posta con gentilezza e sensibilità.

Difficile immaginare un progetto fotografico più efficace. Tre giorni che hanno sollevato un interrogativo profondo; probabilmente queste immagini rappresentano quella magica sospensione del tempo di quando si pensa a qualcosa di più grande di noi. [ Fabio Calzia ]

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QUATTRO STAGIONI
di Serena Vittorini
vie del centro storico - Lodine NU
23 luglio – 4 settembre 2016
ingresso: libero


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Menotrentuno

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pubblicato in data 22-08-2016 in NOTIZIE / MOSTRE

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