1 / 7       Mishka Henner, Navy Expeditionary Guard Battalion, Camp Delta, Guantanamo Bay, Cuba, 2010.
© Mishka Henner, 2014, Courtesy Bruce Silverstein Gallery, New York.
2 / 7       Gruppo fotoelettrici in esplorazione notturna, Museo Terza armata.
3 / 7       Unknown Photographer, The italian Magnis Freedom Fighters, 1944 Silver, gelatine print on glossy fibre paper Printed by December 1944. © Daniel Blau Munich/London.
4 / 7       Luc Delahaye, US Bombing on Taliban Positions, 2001, 112x238cm. Courtesy Galerie Nathalie Obadia.
5 / 7       Gabriele Basilico, Beirut 1991.
6 / 7       Ernst Haas, Vienna, 1946-48, Museum der Moderne di Salisburgo.
7 / 7       Philip Jones Griffiths, Quang Ngai, Vietnam. © Philip Jones Griffiths/Magnum Photos.
This was a village a few miles from My Lai. It was a routine operation – troops were on a typical search and destroy mission. After finding and killing men in hiding, the women.

Questa è la guerra!

La mostra Questa è guerra! 100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia, curata da Walter Guadagnini, rappresenta la prima e più grande esposizione presentata sull'argomento in Italia. Con le sue oltre 300 immagini, il percorso mostra come al cambiamento delle forme belliche faccia seguito consequenzialmente anche quello delle forme della sua rappresentazione, documentando in quali modi la fotografia abbia raccontato i grandi conflitti del passato e come, invece, li racconta al giorno d'oggi. Le due guerre mondiali, la guerra civile spagnola e il Vietnam hanno infatti permesso la produzione di reportage che hanno segnato la storia di questo genere grazie ad autori come Capa, Cartier-Bresson e Jones Griffith, mentre le guerre più recenti in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e quelle contemporanee tuttora in corso in paesi come Congo, Palestina e Ucraina sono invece sempre più testimoniate da cittadini-reporter e da alcuni degli artisti più celebri del nostro tempo.
Per quanto riguarda la scansione temporale si parte dalla Prima Guerra Mondiale, sottolineando le novità tecnologiche che questo conflitto ha introdotto. Compaiono quindi le foto aeree, quelle dei carri armati e quelle fatte dagli stessi soldati con le loro macchine fotografiche. Un corpus particolarmente interessante all'interno della mostra per il racconto della quotidianità dei soldati è, ad esempio, quello offerto dalle venti immagini scattate dalla Principessa Anna Maria Borghese, nobildonna romana appassionata di fotografia e membro della Croce Rossa al fronte.
Analogamente, anche la Guerra Civile Spagnola è stata in parte raccontata in prima persona dai miliziani di entrambe le fazioni, anche se ovviamente la maggior documentazione è stata offerta dai giornali che hanno effettuato la copertura fotografica dell'evento, come mai prima era accaduto. Inutile dire che in mostra non poteva mancare la celeberrima immagine del miliziano morente di Capa, presentata assieme alla fotografia scattata dalla sua compagna, Gerda Taro, a una milizia durante l'addestramento al tiro.
La Seconda Guerra Mondiale consente al fotogiornalismo di vivere uno dei suoi momenti di splendore, durante il quale è possibile vedere in azione Robert Capa, August Sander, Ernst Haas, Eugene Smith, Henri Cartier-Bresson, Bill Bandt ed Eugeny Chaldey. Fatta eccezione per la sezione dedicata a Smith, incentrata sui soldati in battaglia, di questi autori sono state privilegiate le immagini relative alle conseguenze che la guerra ha portato alle popolazioni. Le distruzioni sono esemplificate dagli scatti realizzati a Dresda e Hiroshima dopo i bombardamenti, e da una parete dedicata ai funghi atomici, prove fotografiche degli esperimenti continuati nel corso degli anni Cinquanta.
E poi ancora la guerra d'Algeria, con i ritratti delle donne algerine di Marc Garanger, e l'ultima guerra fotografica, quella del Vietnam, con Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths. Da quel conflitto in poi il racconto della guerra si affida ad altri media, primo tra tutti ovviamente quello televisivo, e la fotografia diventa soprattutto uno strumento di riflessione e perfino di discussione. Si pensi alla Beirut martoriata di Gabriele Basilico, alle ricostruzioni storiche da grande quadro di storia di Luc Delahaye, ai colori allucinati di Richard Mosse che raccontano la guerra in Congo, all'esperienza multimediale di Gilles Perress, alle torri d'avvistamento israeliane che nella composizione di Taysir Batnjj diventano quasi delle opere d'arte concettuale o all'Afghanistan ricostruito in studio da Paolo Ventura, dove realtà e finzione diventano inscindibili, e infine alle due possibili conclusioni della mostra: da un lato la drammatica ostentazione delle giornate di rivolta ucraine da parte di Boris Mikhailov, dall'altro il progetto prodotto e finanziato per l'occasione da Adam Broomberg & Oliver Chanarin, che da anni riflettono proprio sulle modalità di rappresentazione della guerra.
Alle fotografie si accompagnano giornali d'epoca e documentari. È inoltre possibile consultare siti web che offrono spunti di riflessione sugli eventi e, soprattutto, sul rapporto tra guerra, fotografia, informazione e documentazione.

Questa è guerra! 100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia
Palazzo del Monte di Pietà, piazza Duomo, 14 - Padova
28 febbraio – 31 maggio 2015

orario: da martedì a venerdì, ore 9,00 - 19,00 | sabato e festivi, ore 9,00 - 20,00 | chiuso i lunedì non festivi
ingresso: intero 11,00 € | ridotto 9,00 € | biglietto scuole 2,00 €
info: 0425 460093
mostre@fondazionecariparo.it
www.questaeguerra.it

pubblicato in data 26-03-2015 in NOTIZIE / MOSTRE







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