1 / 4       Dalla mostra Left 3 days. © Remissa Mak/Asia Motion.

2 / 4       Dalla mostra Left 3 days. © Remissa Mak/Asia Motion.

3 / 4       Durante la visita alla mostra Left 3 Days di Mak Remissa/Asia Motion. © Stefania Biamonti/FPmag.

4 / 4       Durante la visita alla mostra Left 3 Days di Mak Remissa/Asia Motion. © Stefania Biamonti/FPmag.

Left 3 Days

17 aprile 1975. I Khmer Rossi entrano a Phnom Penh. Ha inizio una dittatura sanguinaria che durerà fino al gennaio del 1979 producendo una vera e propria ecatombe le cui proporzioni sono tutt'ora incerte e controverse, ma che secondo le stime di Amnesty International ha visto scomparire almeno il 20% della popolazione dell'intera nazione. Quattro anni di terrore, uccisioni, torture e carestie che hanno devastato la Cambogia e che son iniziati con l'evacuazione della capitale. Mak Remissa ha vissuto quei giorni e, come la maggioranza della popolazione, ha potuto contare vittime anche nella sua famiglia. I suoi ricordi di bambino, all'epoca aveva appena quattro o cinque anni, riguardano la fuga dalla capitale imposta dal regime. Un percorso che da Phnom Penh conduceva verso la terra di provenienza del padre, nella provincia di Kampot, in mezzo al fumo e al crepitare delle armi, a un numero impressionate di corpi galleggianti nei canali o negli stagni, tanto da rendere estremamente difficoltosa perfino la ricerca di acqua. A distanza di quarant'anni i ricordi di quei giorni terribili vissuti dal bambino, oggi diventato fotografo, si sono riproposti, in una sorta di catarsi iconica, nelle immagini esposte a Siem Reap. Le ricostruzioni delle scene impresse nella memoria di Mak Remissa, appaiono estremamente accurate nella riproposizione patemica dello scenario da incubo vissuto da una popolazione costretta ad abbandonare le proprie case in città senza chiare spiegazioni. L'atmosfera è cupa, quasi infernale. Tra fumo e polvere emergono, quasi a stento, figurine umane o di mezzi di trasporto che solo un'osservazione più attenta rivela ritagliate a volte in modo anche un po' grossolano. Il potere evocativo è forte e, forse, proprio la relativa indefinitezza dei contorni lo rende credibile come espressione della memoria. Di fatto, appresa la chiave di lettura del lavoro, non si può non rimanere soggiogati dalla tensione e dall'ansia che riesce a trasmettere e che fa vivere allo spettatore tutta l'angoscia di una improvvisa evacuazione priva di spiegazioni e di umana logica.
Molto piacevole l'allestimento in esterni proprio tra gli uffici del Festival e il centro dove si svolgono le letture portfolio, che offre il suo massimo al crepuscolo quando vengono accese le luci per l'illuminazione delle stampe. Unica nota critica possibile quella alla qualità delle stampe, che appaiono agli antipodi cromatici rispetto alle immagini fornite dall'ufficio stampa. Il lavoro merita comunque attenzione per la sua qualità e il suo spessore, e presto i lettori di FPmag lo potranno vedere nelle pagine dedicate ai portfolio. [ S. I. ]

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LEFT 3 DAYS
di Mak Remissa (Asia Motion)
Official Festival Center | 5 dicembre 2015 - 6 gennaio 2016
ingresso: libero

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[ RISORSE INTERNE ]
Mostre e proiezioni
Angkor Photo Festival & Workshops su FPmag
[ video ] Una ricerca lunga un anno: intervista a Françoise Callier
◉ [ portfolio ] Left 3 Days su FPmag

[ RISORSE ESTERNE ]
Invisible Photographer Asia (IPA)
Angkor Photo Festival & Workshops

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pubblicato in data 06-12-2015 in NOTIZIE / MOSTRE

ANGKOR2015 MakRemissa SandroIovine






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