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Dalla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © Alex Majoli. Dalla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © Alex Majoli.

Le migrazioni secondo Majoli

Entrare nella sala dove è esposto Migranesimo di Alex Majoli ha l'innegabile sapore della piacevole sorpresa. In circostanze analoghe siamo abituati a trovare le immagini più o meno all'altezza degli occhi, ma nello spazio espositivo del Castello Carlo V di Monopoli le fotografie sono state appese in alto. Solo la base delle più basse lambisce l'altezza abituale. Lo sviluppo verticale dell'esposizione, sfruttando gli archi che si disegnano sulle pareti contrapposte alle estremità della sala e, combinandosi con l'approccio visivo di Majoli, conferisce al tutto un'atmosfera che definirei quasi liturgica.
La conferma in proposito arriva nel momento in cui si sposta la propria attenzione dalla mostra ai visitatori. A tratti, infatti, guardando chi a sua volta osserva le immagini si ha l'impressione di trovarsi in una di quelle chiese in cui la storia dell'arte ha fatto il suo corso e i visitatori sono perennemente in bilico tra fede e sindrome di Stendhal.

Dalla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © Alex Majoli.
Dalla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © Alex Majoli.

Contribuiscono a rafforzare quest'atmosfera di quantomeno rispettosa ammirazione le scelte fatte da Majoli nell'impostazione del suo lavoro. Sotto il profilo estetico, infatti, le luci modellanti e i fondi scurissimi rimandano direttamente a certa pittura, prevalentemente sacra, del Cinque-Seicento. I soggetti si prestano di per sè alla drammatizzazione per le situazioni che vivono, e le luci enfatizzano il tutto, obbligandoci a fermare gli occhi su quanto di solito cerchiamo di evitare di vedere. Quella che ne emerge è una realtà teatrale, in cui tutti recitano una parte, indipendentemente dalla loro volontà. A iniziare dal fotografo. Le scelte fatte non appartengono quindi al mero dominio della forma, ma sono anche manifestazione di una presa di coscienza, dell'assunzione in carico di un ruolo ben preciso, quello del fotografo. Un ruolo interpretato con disincanto e senza quella pretesa di oggettività, che di fatto non esiste, nel racconto del reale.

Durante la visita alla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © FPmag
Durante la visita alla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © FPmag.

Quelle che vengono messe in discussione da questo lavoro, o meglio dal pensiero che lo sottende, sono la professione e la figura stessa del fotogiornalista. La pretesa di trasparenza del suo personaggio è annichilita dall'uso del flash che disegna e sottolinea le maschere degli attori del dramma in corso di svolgimento sul palcoscenico della vita. Visibili, impossibili da non notare, presenti in tutti i sensi possibili, quelle esplosioni di luce esplicitano la presa di coscienza bilaterale di fotografo e soggetto, entrambi co-protagonisti sul palcoscenico, sia pure con ruoli differenti. In breve tempo la recita si compie e chi interpreta il ruolo di soggetto finisce per assuefarsi alla presenza dei flash e, quando ciò avviene, tutto torna a svolgersi in modo fluido davanti all'obiettivo.
Con buona pace dei sostenitori della necessaria invisibilità del fotografo, Majoli si fa carico del suo ruolo e lo dichiara apertamente, senza preoccuparsi di inquinare con la sua presenza la scena. Perché tanto, come lui stesso ha affermato parlando del suo lavoro durante un incontro con il pubblico, non è che presentarsi con la sola macchina fotografica sia esente dall'innescare un rapporto intriso di teatralità. Allora tanto vale fare in modo che tutto sia esplicito fin dall'inizio. Senza mistificazioni, ognuno interpreta il proprio ruolo.

Durante la visita alla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © FPmag
Durante la visita alla mostra Migranesimo di Alex Majoli. © FPmag.

La base teorica, che all'inizio risulta sconcertante per chi è aduso a una visione classica della professione, è tutt'altro che disprezzabile se ci si sofferma a riflettere senza pregiudizi. Di fatto, però, spero che il concetto non si applichi su larga scala. Nel senso che fino a che a recitare il ruolo del fotografo c'è un Alex Majoli, con il tutto il suo portato di sfrontata genialità visuale supportata da un mix di rigore estremo ed esaltazione di raffinata artigianalità nel processo che va dal reperimento all'edizione, i risultati sono quelli che abbiamo potuto vedere a Monopoli. Il rischio però è che, se il principio viene esportato in assenza di talento, le conseguenze possano essere tragiche. E tutto sommato credo che non si tratti di un rischio troppo remoto. A salvarci, per il momento, è forse il fatto che Majoli viaggi su livelli troppo alti perché all'interno della maggioranza qualcuno si faccia pungere vaghezza di esserne emulo. [ Sandro Iovine ]

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MIGRANESIMO
di Alex Majoli
Castello Carlo V - Monopoli BA
15 settembre – 30 ottobre 2016
ingresso: 5,00 € (per tutte le mostre)


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pubblicato in data 21-09-2016 in NOTIZIE / MOSTRE

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