1 / 5       Dalla serie Japan. © James Whitlow Delano.
2 / 5       Dalla serie Japan, Black Tsunami. © James Whitlow Delano.

3 / 5       Durante la visita alla mostra Japan di James Whitlow Delano. © Stefania Biamonti/FPmag.

4 / 5       Durante la visita alla mostra Japan di James Whitlow Delano. © Stefania Biamonti/FPmag.

5 / 5       Durante la visita alla mostra Japan di James Whitlow Delano. © Stefania Biamonti/FPmag.

Japan

Tra gli occidentali che, impazziti, decidevano di studiare giapponese circolava verso la metà degli anni Ottanta una specie di proverbio ricco di saggezza. Sono passati tanti anni per cui la citazione sarà imprecisa nella forma, ma non sul contenuto. Si diceva all'epoca che quando un occidentale arriva in Giappone non capisce nulla (con riferimento non solo alla lingua, ma all'intero sistema culturale che all'improvviso lo circonda); dopo due o tre anni, avendo imparato la lingua e vivendo la quotidianità del Paese, pensa di aver compreso l'anima del Giappone. Solo dopo sette od otto anni si rende conto di non aver capito nulla.
Questo detto ricco di saggezza mi è tornato alla mente visitando la mostra di James Whitlow Delano ospitata alla Fortezza del Girifalco. Il testo introduttivo è strabordante di encomi sul lavoro esposto e innalza di parecchio il livello di aspettativa del visitatore, anche se la riflessione di fondo «Documenta questo paese – come scrive la curatrice, nonché direttrice artistica di Cortona on the Move, Arianna Rinaldo – con l'occhio lucido dello straniero, ma con una profonda conoscenza del luogo e della cultura». Quanto scrive la Rinaldo è confermato del resto implicitamente dalle parole dello stesso Delano quando afferma «I valori occidentali son rovesciati, sfidati, persino derisi senza malizia». Che la visione sia quella di un occidentale è innegabile e, probabilmente, inevitabile. «La visione di James sul Giappone – prosegue la Rinaldo – è profonda e rivelatrice: con Mangaland egli va oltre la superficie, le icone e gli stereotipi. Ci mostra il cuore e l'anima di una cultura che spesso è timida e riservata. Il profondo rispetto per gli altri e i dintorni, crea un senso di distanza che a volte sembra impenetrabile. James ha la capacità di vederci attraverso e ne rivela le contraddizioni mostrandoci l'essenza della cultura giapponese attraverso le sue immagini uniche». Queste parole, ancora una volta, sembrano sottolineare come l'unica chiave di lettura che siamo in grado di formulare sia centrata sulla cultura occidentale. Le contraddizioni cui si fa riferimento sono tali solo se messe in rapporto di relazione con la nostra visione sincronica. Basterebbe invertire il punto di osservazione per ottenere il risultato contrario. Il rischio di mostre e apparati come quelli in oggetto è di ribadire dei luoghi comuni su un paese la cui storia è oggettivamente lontana dalla nostra, con tutto il portato che da ciò può derivare. Pericolo tanto più grande quanto maggiore è l'ignoranza, in senso etimologico, dello spettatore relativamente agli argomenti che gli vengono posti di fronte.
Perplessità non piccole suscita anche l'apparato didascalico che accompagna la mostra e che supponiamo giungere direttamente dall'autore. È vero che non ci si deve attendere necessariamente un'attenzione di tipo giornalistico nella didascalizzazione di una mostra, ma non di rado la vacuità sembra prevalere sull'inutilità, quando non si intreccia nella confusione tra comunicazione e significazione. Un elemento ricorrente nella sezione Black Tsunami è, ad esempio, la sottolineatura in didascalia della presenza di alberi di ciliegio, cui si attribuisce il valore di rinascita subito dopo la tragedia. Il fatto che il Giappone sia pieno di alberi di ciliegio e di aceri rossi non significa necessariamente che, al cospetto del dramma dello tsunami, si debba a essi attribuire un valore particolare. Quasi come se si dovesse dimostrare di padroneggiare una cultura estranea che comunque, da bravi occidentali, stiamo giudicando in modo più o meno paternalistico.
Per quanto riguarda le fotografie rispecchiano in pieno lo stile di Delano, carico di vignettature ed effetti flou in stampa. Niente di nuovo da nessun punto di vista sotto il profilo formale. Chi ama Delano (come chi scrive, viziato probabilmente dalla conoscenza personale dell'autore) continuerà a farlo, chi al contrario non lo apprezza non cambierà idea. Interessante sarebbe piuttosto chiedere a qualche giapponese se si riconosce nell'immagine che esce del suo Paese da questa mostra. Nel complesso, per quanto mi riguarda, perplessità, tanta perplessità... [ S. I. ]

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JAPAN
di James Whitlow Delano
Fortezza di Girifalco | fino al 31 agosto 2015
ingresso: 4,00 €

pubblicato in data 21-07-2015 in NOTIZIE / MOSTRE

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