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Rosi Giua, dalla serie Tunisi 2013. La parola riconquistata. © Rosi Giua. Rosi Giua, dalla serie Tunisi 2013. La parola riconquistata. © Rosi Giua.

I vincitori del Premio BìFoto

Sono stati proclamati ufficialmente i vincitori del concorso fotografico Ma il Cielo è Sempre più Blu collegato all'ottava edizione del BìFoto Fest - Festival Internazionale della Fotografia in Sardegna, che si terrà a Mogoro, in provincia di Oristano dal 28 aprile al 13 maggio 2018 presso la Fiera del Tappeto di Mogoro.

La giuria – composta da Sonia Borsato, docente Accademia di Belle Arti di Sassari, Vittorio Cannas, responsabile organizzazione Foto, Dario Coletti, fotografo e docente presso l'ISFCI - Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma, Sandro Iovine, direttore FPmag, Salvatore Ligios, presidente di Su Palatu_Fotografia, e Stefano Pia, responsabile e organizzazione di BìFoto ha scelto i cinque autori che esporranno i loro lavori durante l'ottava edizione di BìFoto Fest. Di seguito l'elenco e alcune brevi note degli autori sui lavori.

Rosi Giua, Tunisi 2013. La parola riconquistata
«Il sorriso sui volti dei giovani sa di allegria e speranza, di quella forza data dalla consapevolezza che, fuggito il tiranno Ben Ali, si può essere finalmente liberi di parlare. Si tratta di una parola riconquistata. Riconquistata anche col sangue dei martiri della rivoluzione come Chokri Belaid, leader del Fronte popolare Tunisino assassinato nel febbraio 2013».

Gigi Murru, dalla serie A/R. © Gigi Murru.Gigi Murru, dalla serie A/R. © Gigi Murru.

Gigi Murru, A/R
«Mi sono trovato nella situazione di dover accompagnare mio figlio di poco più di due anni in un difficile viaggio dall’Ospedale San Francesco di Nuoro al Bambino Gesù di Roma. Avevo il dovere di stare sempre lucido e presente, ma allo stesso tempo la necessità di prendermi delle pause emotive: attraverso la fotografia potevo fare contemporaneamente entrambe le cose, distaccarmi e concentrarmi, essere parte terza e coinvolta in prima persona, tutto allo stesso tempo. Ho usato la fotografia come terapia, per me e per chi, lontano, attendeva con ansia nostre notizie. Non ho fatto altro che raccontare quello che stava accadendo, come lo si fa a parole durante una telefonata, come lo si fa scrivendo un messaggio».

Gian Marco Sanna, dalla serie Malagrotta. © Gian Marco Sanna.Gian Marco Sanna, dalla serie Malagrotta. © Gian Marco Sanna.

Gian Marco Sanna, Malagrotta
«La discarica di Malagrotta è il principale sito di stoccaggio a lungo termine dei rifiuti solidi urbani della città di Roma. È situata nella periferia ovest della città, nell’area di Malagrotta. Il suo nome deriva dal latino Mola Rupta, nome originato da una mola rotta situata sul rio Galeria. È la più grande discarica d’Europa, dove ogni giorno venivano scaricate tra le 4500 e le 5000 tonnellate di rifiuti».

Giacomo Infantino, dalla serie Unreal. © Giacomo Infantino.Giacomo Infantino, dalla serie Unreal. © Giacomo Infantino.

Giacomo Infantino, Unreal
«Ho voluto indagare sulla percezione del paesaggio, teatro di storie, che diviene cinematografico e piattaforma di sperimentazione visiva e luminosa. Un’ambiente in cui ci sembra di vivere una vita che non ci appartiene, eppure siamo noi, proprio lì all’interno dell’immagine, così vividi e reali, calmi ma con la tempesta dentro. Entrando nelle stanze, osservando i luoghi dell’abitare, il mondo là fuori, si celano territori effimeri nascosti da veli, come a fungere da protezione della nostra persona danno sfondo a nuove forme di percezione, mai statiche e ricche di molteplici dimensioni. La mia ricerca tenta di indagare e interrogarsi sull’intreccio di viaggi, visioni oniriche, domande, che ho raccolto durante le lunghe giornate trascorse alla deriva, trasportato da segnali che attendono ancora di essere decifrati».

Francesca Pili, dalla serie Abruxausu. © Francesca Pili.Francesca Pili, dalla serie Abruxausu. © Francesca Pili.

Francesca Pili, Abruxausu
«Abruxausu è un’ironica denuncia legata alla secolare cronaca esfva degli incendi in Sardegna. Il ftolo in sardo è una maledizione che può essere tradotta come: “Che possiate bruciare fino a morire”, riferito ai piromani. Quella degli incendi è solo una parte delle numerose problematiche dell’isola, luogo di cui ci si ricorda solo nei mesi estivi e dove ognuno si augura di trascorrere delle vacanze da sogno in pieno relax».

Chiara Porcheddu, dalla serie The Sound of Silence. © Chiara Porcheddu.Chiara Porcheddu, dalla serie The Sound of Silence. © Chiara Porcheddu.

Chiara Porcheddu, The Sound of Silence (menzione speciale)
«Il silenzio è il protagonista delle immagini. Eppure tanta umanità ha attraversato gli spazi descritti nelle foto. Il vecchio stabilimento balneare, il lido Iride, oggi rudere cadente e in declino, ha conosciuto vita vissuta di una società diversificata per età, ceto sociale, possibilità economiche. “Chi suda il salario, chi sogna i milioni...” Negli anni ’60, anni d’oro, frequentato da gente di spettacolo, abbracciava piste da ballo, bar, campi da tennis, piscine e ristoranti. La gioventù bruciata è passata, luci, suoni, estati. A pochi chilometri di distanza, nello stesso litorale, un grande centro commerciale contava più di trenta attività. Erano gli anni del benessere. Famiglie giovani con bimbi, giovani e meno giovani riempivano gli spazi e affollavano le spiagge vicine».


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[ RISORSE INTERNE ]
[ FPtag ] BìFoto Fest 2016
[ FPtag ] BìFoto Fest 2017
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[ RISORSE ESTERNE ]
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pubblicato in data 23-03-2018 in NOTIZIE / CONCORSI

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