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Salvatore Esposito, L'inferno di Scampia. © Salvatore Esposito. 1 / 10       Salvatore Esposito, L'inferno di Scampia. © Salvatore Esposito.

Comb – at, 2005. Pettine coltello da borsetta per avere un’arma psicologica a portata di mano durante il passeggio. Ottenuto dall’ ibridazione tipologica di un pettine  e un coltello da ombattimento,  Comb – At è realizzato interamente in materiale plastico e la sua punta non rappresenta un arma reale. 2 / 10       Comb – at, 2005. Pettine coltello da borsetta per avere un’arma psicologica a portata di mano durante il passeggio. Ottenuto dall’ ibridazione tipologica di un pettine e un coltello da ombattimento, Comb – At è realizzato interamente in materiale plastico e la sua punta non rappresenta un arma reale.

The Perfect Knife. Il coltello è un oggetto che usiamo solitamente in cucina, strumento funzionale all’atto del cibarsi e alla preparazione degli alimenti. Dal suo impiego in cucina sino al suo utilizzo come arma; le vicissitudini di un coltello sono infinite. Questo progetto intende alterare la funzione di uno dei primi utensili creati dall’uomo innescando una riflessione sulla molteplicità di conseguenze che ogni gesto può avere. Un’arma a doppio taglio che incide, ferisce, affonda la propria lama nella carne, ma non solo quella della vittima, anche nel carnefice. Una sagoma perfetta che rimanda all’immagine riconosciuta del coltello ma che nasconde un’anima affilata in tutta la sua forma. Un oggetto responsabile che per essere impugnato richiede coraggio e consapevolezza; siamo davvero pronti a farci carico delle conseguenze di questa disfunzione? © CC-Tapis. 3 / 10       The Perfect Knife. Il coltello è un oggetto che usiamo solitamente in cucina, strumento funzionale all’atto del cibarsi e alla preparazione degli alimenti. Dal suo impiego in cucina sino al suo utilizzo come arma; le vicissitudini di un coltello sono infinite. Questo progetto intende alterare la funzione di uno dei primi utensili creati dall’uomo innescando una riflessione sulla molteplicità di conseguenze che ogni gesto può avere. Un’arma a doppio taglio che incide, ferisce, affonda la propria lama nella carne, ma non solo quella della vittima, anche nel carnefice. Una sagoma perfetta che rimanda all’immagine riconosciuta del coltello ma che nasconde un’anima affilata in tutta la sua forma. Un oggetto responsabile che per essere impugnato richiede coraggio e consapevolezza; siamo davvero pronti a farci carico delle conseguenze di questa disfunzione? © CC-Tapis.

Drawings exhibition Mannequin. © GangCity. 4 / 10       Drawings exhibition Mannequin. © GangCity.

Durante la visita alla mostra GangCity. ©FPmag. 5 / 10       Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag.

Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag. 6 / 10       Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag.

Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag. 7 / 10       Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag.

Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag. 8 / 10       Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag.

Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag. 9 / 10       Durante la visita alla mostra GangCity. © FPmag.

Durante la visita alla mostra GangCity. © GangCity. 10 / 10       Durante la visita alla mostra GangCity. © GangCity.

GangCity: design, arte, moda e fotografia

«GangCity – afferma Fabio Armao, curatore della mostra e ordinario di Relazioni Internazionali all’Università di Torino presso il DIST, Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico di Torino – intende documentare il fenomeno di cluster urbani sottratti a ogni forma di controllo della legalità e governati da una crescente moltitudine di attori non statali della violenza – gang, mafie, terroristi – al fine di attivare processi di riappropriazione e di cura degli spazi privati e pubblici».

GangCity propone in mostra a Venezia un intreccio di discipline, dalla fotografia al design, dalla moda alla simbologia religiosa per arrivare fino ai tatuaggi. Il tutto declinato tanto in forma espositiva quanto in un assortimento di workshop scientifici ed esibizioni. Dall'insieme emerge un registro narrativo assolutamente articolato, frutto dell’analisi scientifica delle gang che si produce in un racconto corale in cui si confrontano architetti, urbanisti e artisti, attori anch’essi insieme agli abitanti. Quella che ne deriva è una sorta di proposta per la realizzazione di nuovi cicli di vita all'interno di quei cluster urbani sottratti alla violenza delle gang attraverso le pratiche dell’inclusione sociale, piuttosto che della repressione. Per la sezione Design partecipano alla mostra Stefano Boccalini, Simona Brugnetti, Simona Zappi, Valeria Bruni, Alejando Carrini, Giulia Cerrato, CRTLZak, Lorenzo Damiani, Valerio Fogliati, Pietro Gaeli, Ghigos, Steve Graham, Marta Grignani, Alessandro Guerriero, Giulio Iacchetti, Ideas, Marcello Nieto Matteo Ragni, Philippe Starck, Santino Stefanini, Joe Velluto, Defense Distributed (Cody Wilson), Thanos Zakopoulos, Zero31 Exhibitors. Per la sezione Fotografia sono invece presenti Letizia Battaglia, Francesco Cito, Donna De Cesare, Salvatore Esposito, Walter Leonardi, Valerio Polici, mentre Lisa Wade espone nella sezione Arte.

Evento collaterale della 15 Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, la mostra si propone di indagare sull'influenza che viene esercitata dalla geografia della città sulla violenza e viceversa. Nell'ambito di questo territorio di analisi le gang sono state individuate come gruppi primari di cui viene esaminata la nascita e diffusione all'interno dei ghetti urbani contemporanei. «Il linguaggio delle gang è fatto di simboli – spiega Davide Crippa, coordinatore della sezione Design – segni, riti, regole, è una società nella società e come tale si muove con dinamiche assimilabili, ma dalla diversa moralità. Per questo motivo per la sezione di design si è scelto di mettere in scena un gioco di specchi, un gioco di rimbalzi tra dinamiche e logiche proprie delle gang ed invece consuetudini quotidiane rilette secondo i loro valori, proponendo codici irriverenti con i quali le prime si mettono in relazione diretta o metaforica». A proposito di segni, l'attenzione del progetto GangCity cade anche sull’ambivalenza di significato dei simboli religiosi cristiani tatuati sul corpo degli affiliati ad una gang «Il merito della sua prosperità – afferma Roberto Lavarini, curatore della sezione sezione Arte sacra e tatuaggi – è dovuto ad una delle sue caratteristiche, se non la più importante: la cementificazione dei rapporti di gruppo. Attraverso il tatuaggio l’affiliato dimostra fedeltà, appartenenza e, allo stesso tempo, avverte gli astanti della sua natura».

La sezione Fotografia, intitolata Scatti dalle frontiere urbane, vede l'apporto di grandi firme del fotogiornalismo «L’esposizione – spiega la curatrice Anna Zemella – si sviluppa tra la tragica Palermo di Letizia Battaglia, la Roma borderline dei graffitari di Valerio Polici, la desolazione di Scampia di Salvatore Esposito, la Napoli degli storici fatti di camorra e le visioni dell’Albania di Francesco Cito, le gang dell’America latina di Donna De Cesare, la violenta East Los Angeles di Walter Leonardi».

Nell'ambito di GangCity, il 3 novembre verrà inaugurata anche la mostra Il signor Sindaco e la Città futura di Gianfranco Ferraro, il lavoro sull'attività del sindaco di Riace Mimmo Lucano.

GangCity. Gli spazi della criminalità giovanile e le strategie di resilience urbana
Arsenale Nord, Spazio Thetis, Castello 2737/f - Venezia
28 maggio - 27 novembre 2016

orario: da martedì a giovedì, ore 11,00 - 18,00 | lunedì chiuso
ingresso: libero
info: 041 2406335
www.gangcity.it

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[ RISORSE INTERNE ]
◉ [ eventi ] Il signor Sindaco va a Vibo

◉ [ eventi ] Il signor Sindaco e la Città futura


[ RISORSE ESTERNE ]
GangCity
Francesco Cito
Donna De Cesare
Salvatore Esposito
Walter Leonardi
Valerio Polici
Gianfranco Ferraro

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pubblicato in data 14-10-2016 in NOTIZIE / MOSTRE







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