1 / 5       Dalla serie Blue Sky Days. © Tomas van Houtryve.

2 / 5       Dalla serie Blue Sky Days. © Tomas van Houtryve.

3 / 5       Durante la visita alla mostra Blue Sky Days. © Stefania Biamonti/FPmag.

4 / 5       Durante la visita alla mostra Blue Sky Days. © Stefania Biamonti/FPmag.

5 / 5       Durante la visita alla mostra Blue Sky Days. © Stefania Biamonti/FPmag.

Blue Sky Days

Per tentare di comprendere il senso del lavoro di Tomas van Houtryve è bene partire dalle sue parole riportate negli apparati che accompagnano la mostra al Vecchio Ospedale. Le riportiamo per questo per esteso: «Secondo molte inchieste giornalistiche svariate migliaia di persone sono state uccise dal 2004 durante attacchi di droni statunitensi sotto copertura. Nonostante viviamo nell’epoca più interconnessa della storia, sono poche le testimonianze visive e accessibili al pubblico della guerra dei droni e delle sue vittime. Per questo ho deciso di attaccare la mia fotocamera a un piccolo drone e di viaggiare per l’America fotografando tutti i tipi di raduni menzionati nei resoconti degli attacchi in Pakistan e Yemen: matrimoni, funerali, gruppi di persone mentre pregano o si allenano. Ho fatto sorvolare la mia macchina fotografica anche sopra luoghi dove i droni vengono usati per scopi meno letali, come carceri, aree petrolifere e il confine tra Stati Uniti e Messico. Il mio intento è attirare l’attenzione sul cambiamento in atto nel campo della privacy, della sorveglianza e della guerra moderna».
La lunga citazione è necessaria per rendere conto del senso del lavoro che altrimenti potrebbe risultare solo una noiosa sequenza di immagini zenitali in cui, una volta compreso il meccanismo dei giochi grafici creati dalle ombre, si assiste all'ineluttabile calare della palpebra a estrema difesa del benessere psicofisico del visitatore già tormentato dal caldo e dall'atmosfera un po' maledetta che aleggia nel Vecchio Ospedale.
Di fatto, però, il lavoro di van Houtryve ha un respiro assai più concettuale di quanto non sarebbe dato immaginare avvicinandovisi distrattamente. Proprio il senso di noia e scontata normalità che emerge alla visione del terzo o quarto scatto, rafforzato da un bianconero che vive di grigi compressi verso il basso, è parte integrante della progettualità. Se da una parte abbiamo la non soddisfazione dell'aspettativa dell'osservatore invocata da Gombrich grazie all'uso di un punto di ripresa che sovrasta sulla verticale il soggetto, dall'altra è difficile scorgere, al di là delle raffinatezze di tipo grafico, la ragion d'essere delle immagini. Ed è proprio qui il nocciolo, perché scatta anche un processo di immedesimazione in cui lo spettatore non può non riconoscersi prima o dopo nelle comunissime attività rappresentate. Allora ci si rende conto che si tratta delle stesse situazioni che hanno dato origine ad attacchi mortali dei droni, si comprende che essendo stati tutti partecipi di situazioni analoghe, tutti avremmo potuto essere oggetto di azioni letali non necessariamente fondate su ragioni reali. Di sicuro, si tratta di una mostra che suscita riflessioni sulla gestione della giustizia e della libertà a livello internazionale, ma che forse non è da consigliare a chi abbia già manifestato conclamate sintomatologie paranoidi o, peggio, paranoiche. [ S. I. ]

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BLUE SKY DAYS
di Tomas van Houtryve
Vecchio Ospedale | fino al 27 settembre 2015
ingresso: 6,00 €

pubblicato in data 20-07-2015 in NOTIZIE / MOSTRE

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