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ARLES ARLES2018 TaysirBatniji SandroIovine

Batniji: non tutto è come appare

Taysir Batniji, Yasmine Batniji, a Newport Coast (Californie), dalla serie Adam, 2017. Courtesy l'artista e la galerie Sfeir-Semler Beyrouth/Hambourg. 1 / 2       Taysir Batniji, Yasmine Batniji, a Newport Coast (Californie), dalla serie Adam, 2017. Courtesy l'artista e la galerie Sfeir-Semler Beyrouth/Hambourg.

Taysir Batniji è nato a Gaza poco prima della Guerra dei sei giorni del 1967 e la successiva occupazione israeliana. Per mantenere la libertà conosce l'assenza di un luogo fisso in cui risiedere e deve spostarsi di continuo, da solo o in compagnia, cosa che gli fa elaborare il concetto di mobile-home. Partendo da questi presupposti si sviluppa il progetto centrale della mostra presentata ad Arles per Les Recontres de la photographie 2018.
Mi riferisco a Home Away, From Home (2017), il cui obiettivo è quello di rintracciare i cugini palestinesi emigrati negli Stati Uniti negli anni Sessanta. Il lavoro è composto da svariate serie fotografiche, sette video e ventidue disegni, che ricostruiscono una sorta di albero genealogico della memoria del popolo palestinese. Concettualmente si tratta di un'esposizione di sicuro interesse, ma sotto il profilo prettamente formale che riguarda l'immagine fotografica, appare quantomeno opinabile. Chiaro che, trattandosi di un artista che fa uso della fotografia, la questione diventa irrilevante non costituendo certo l'immagine fotografica il cardine del progetto, ma essendo semplicemente funzionale a esso.

Taysir Batniji, Yasmine Batniji, a Newport Coast (Californie), dalla serie Adam, 2017. Courtesy l'artista e la galerie Sfeir-Semler Beyrouth/Hambourg.
Taysir Batniji, Yasmine Batniji, a Newport Coast (California), dalla serie Adam, 2017. Courtesy l'artista e la galerie Sfeir-Semler Beyrouth/Hambourg.

Molto più interessanti mi sono invece parsi i progetti Watchtowers (2008) e GH0809 (2010) esposti al piano superiore della Chapelle Saint-Martin du Méjan, sede della mostra. In entrambi i casi Taysir Batniji mette in discussione il rapporto che sussiste tra il riconoscimento attraverso le forme dell'installazione con cui si espleta la fase di edizione e l'attribuzione di significato che lo spettatore pone in essere. Nel caso di Watchtowers la prima associazione è con l'opera di Berndt e Hilla Becker con le loro immagini tipologiche di strutture industriali. Quelle esposte sono invece torrette di avvistamento edificate dall'esercito israeliano per consolidare il controllo sul territorio.
Presa coscienza di quest'ultimo dato, lo spettatore si trova a essere costretto ad abbandonare la tranquilla lettura intellettuale che stava elaborando, per essere proiettato di colpo nella dimensione socio-politica del problema palestinese. A fronte di immagini statiche e neutre, il trauma interpretativo è così detonante da scatenare un sentimento di immedesimazione molto più forte di quanto non riescano a fare immagini di violenti scontri o, peggio, delle loro conseguenze.

Taysir Batniji, dalla serie Pères, 2006. Courtesy l'artista e la galerie Sfeir-Semler Beyrouth/Hambourg. Taysir Batniji, dalla serie Pères, 2006. Courtesy l'artista e la galerie Sfeir-Semler Beyrouth/Hambourg.

Un analogo meccanismo di cortocircuito interpretativo viene scatenato dalla serie GH0809. Anche in questo caso, infatti, è la modalità espositiva ad accendere la miccia che fa detonare la comunicazione. Quella che Taysir Batniji ci mette di fronte apparentemente non è altro che la più classica delle esposizioni di annunci che possiamo trovare nelle vetrine di una qualunque agenzia immobiliare. Peccato che le abitazioni presentate siano sostanzialmente ruderi di case distrutte tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 in seguito a quella che è conosciuta come Operazione Piombo fuso, condotta dall'esercito israeliano contro le milizie di Hamas per migliorare la sicurezza nella striscia di Gaza. Un numero di morti a quattro cifre e migliaia di persone che si sono trovate senza casa come conseguenza dei bombardamenti: di questo parlano gli... annunci immobiliari esposti con tanto di metratura, descrizione degli ambienti e numero di abitanti. Dietro un display rassicurante si nasconde ancora una volta qualcosa che di rassicurante non ha proprio nulla.

Un momento della visita alla mostra Gaza to America, Home away from Home di Taysir Batniji in mostra presso la Chapelle Saint-Martin du Méjan, nell'ambito di Les Rencontres de la Photographie 2018 ad Arles. © FPmag. Un momento della visita alla mostra Gaza to America, Home away from Home di Taysir Batniji in mostra presso la Chapelle Saint-Martin du Méjan, nell'ambito di Les Rencontres de la Photographie 2018 ad Arles. © FPmag.

Difficile non porsi domande di fronte a questi lavori. Ovvio che la posizione di Taysir Batniji sia influenzata e filtrata dal senso di appartenenza al popolo palestinese, ma al di là della lettura politica, rimane di estremo interesse l'apertura verso l'analisi estetica (nel senso di percezione) che in qualche modo si aggancia concettualmente, elaborandoli in altra direzione, ad alcuni lavori di Joan Fontcuberta degli anni Ottanta e degli anni Novanta, in cui si affrontavano le problematiche relative al possibile inganno dello spettatore attraverso l'adozione di forme che ricalcassero fedelmente modelli riconoscibili e considerati autorevoli. [ Sandro Iovine ]

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GAZA TO AMERICA, HOME AWAY FROM HOME
di Taysir Batniji
Chapelle Saint-Martin du Méjan, place Nina-Berberova - Arles (Francia)
2 luglio – 23 settembre 2018
ingresso: 10,00 €


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RISORSE INTERNE
[ FPtag ] Les Rencotres de la Photographie 2018: il punto di vista della redazione
[ FPtag ] Les Rencotres de la Photographie 2017: il punto di vista della redazione
[ FPtag ] Les Rencotres de la Photographie 2016: il punto di vista della redazione
[ FPtag ] Les Rencotres de la Photographie 2015: il punto di vista della redazione

RISORSE ESTERNE
Taysir Batniji
Les Rencontres de la Photographie

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pubblicato in data 11-07-2018 in NOTIZIE / VIDEO



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