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Mario Cresci e la fotografia del no

Mario Cresci, Baudelaire, 2013. © Mario CresciMario Cresci, Baudelaire, 2013. © Mario Cresci.
Mario Cresci e la fotografia del no

C’è tempo fino al 17 aprile per visitare alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo la mostra antologica dedicata a Mario Cresci, uno dei più importanti e interessanti fotografi italiani, autore eclettico, sperimentatore, innovatore, uno dei pochi, tra i tanti che si fregiano del titolo di Maestro, a meritare davvero questo appellativo, se il senso alto della parola è non solo colui che può insegnare, ma soprattutto colui che ha reinventato il linguaggio.

Mario Cresci, Geografia Naturalis, 1975-2011. © Mario Cresci
Mario Cresci, Geografia Naturalis, 1975-2011. © Mario Cresci.

Su Mario, persona dolce e disponibile ─ qualità rara tra chi ha molto successo ─ ho avuto modo di scrivere più volte in passato e torno su di lui perché la mostra in corso a Bergamo, intitolata La fotografia del no, curata da M. Cristina Rodeschini e dallo stesso Cresci, è stata ideata e realizzata con grande attenzione e intelligenza, riuscendo a delineare in maniera chiara ed esaustiva il complesso percorso di ricerca artistica del grande fotografo.
Cresci (Chiavari, 1942) si è misurato fin dagli esordi della sua attività di ricerca visiva con le diverse possibilità del linguaggio fotografico: con alle spalle studi di grafica, non teme di scorrazzare sin dagli anni Sessanta tra il neorealismo di quel periodo e le sperimentazioni grafico-concettuali. Un atteggiamento verso la fotografia improntato a un continuo interrogarsi sulle svariate possibilità del linguaggio.

Mario Cresci, Attraverso l'Arte, 2010. © Mario Cresci
Mario Cresci, Attraverso l'Arte, 2010. © Mario Cresci.

L’aspetto poliedrico di Cresci viene fuori in maniera completa, quasi didattica, in questa mostra antologica articolata in dodici diversi capitoli, ognuno dei quali declina un argomento, un approccio stilistico o una modalità di espressione, incluse le installazioni ─ Cresci realizzò le sue prime installazioni in tempi non sospetti, forse primo tra i fotografi italiani, nella seconda metà degli anni Sessanta ─ in cui la fotografia intesa in senso tradizionale si piega alle sue esigenze di rompere gli schemi tradizionali, adattandola al suo bisogno di interagire con altre forme espressive, spesso in dialogo diretto con i luoghi espositivi.
Un autore davvero complesso, per il quale, in occasione di questa mostra, hanno scritto numerosi studiosi, con i loro contributi raccolti in catalogo e che affrontano tutti gli aspetti della sua articolata ricerca.

Armando Rotoletti, Installazione Time Out di Mario Cresci, 1968-2016. © Armando Rotoletti
Armando Rotoletti, Installazione Time Out di Mario Cresci, 1968-2016. © Armando Rotoletti.

E proprio con la postfazione di Cresci mi piace chiudere questa breve nota, ma la mostra e il catalogo meritano spazi di approfondimento più vasti. Nel suo intervento, intitolato come la mostra stessa, La fotografia del no, Cresci compie una sorta di catartica autoanalisi di rara profondità; a fronte di tanti interventi di molti fotografi che quando scrivono del proprio lavoro risultano spesso oscuri o pretenziosi, Cresci, secondo il suo stile che riflette l’intelligenza della sua persona, pone in modo dialettico alcune questioni in cui si interroga sul ruolo e il senso della sua attività fotografico-artistica in stretta relazione con la sua vita.

Armando Rotolati, Installazione Roma, 1968. © Armando Rotolati
Armando Rotoletti, Installazione Roma, 1968. © Armando Rotoletti.

«[…] Poi, tra utopia e ideologia – scrive – ho preferito la prima che mi ha reso più indipendente nelle mie scelte autoriali rifiutando, sia l’immersione nel mercato dell’art system, sia la genericità commerciale dell’immagine». E poi ancora: «[…] Ho cercato di far emergere le ragioni, le poetiche, le regole che ho seguito fin dagli anni Sessanta, usando la fotografia come forma di conoscenza che passa attraverso le emozioni e l’esperienza diretta sul campo. Ma un’esperienza che nasce in questo modo non può trasformarsi in conoscenza se il nostro sguardo rimane in superficie, se rimane solo immagine, documento freddo, estetica e spettacolo per chi vede».
Mario Cresci, una grande lezione di fotografia e di arte; una mostra importante, da non perdere, un catalogo da acquistare. [ Pio Tarantini ]


Mario Cresci. La fotografia del no
a cura di M. Cristina Rodeschini e Mario Cresci
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, via San Tommaso, 53 - Bergamo
10 febbraio – 17 aprile 2017

orario: da lunedì a domenica, ore 10,00 - 19,00 | giovedì, ore 10,00 - 22,00 | martedì chiuso
ingresso: intero 6,00 € | ridotto 4,00 € | gratuito per le scuole | biglietto famiglia (1+1) 7,50 € | biglietto famiglia (2+1) 12,00 € | biglietto famiglia (2+2) 15,00 €
info: 035 270272
www.gamec.it


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[ RISORSE INTERNE ]
◉ [ FPart ] Chinamen. Un secolo di cinesi a Milano di Armando Rotoletti
◉ [ FPart ]
FPart: la rubrica di Pio Tarantini

[ RISORSE ESTERNE ]
Mario Cresci
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

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pubblicato in data 06-04-2017 in NOTIZIE / FPART

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