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Genesi di Salgado a La Venaria

Sebastião Salgado, Kafue National Park, Zambia, 2010. Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto. Sebastião Salgado, Kafue National Park, Zambia, 2010. Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto.

Genesi di Salgado a La Venaria

Genesi è il titolo della mostra di Sebastião Salgado in corso, fino al 16 settembre 2018, nelle Sale dei Paggi della Reggia di Venaria, una delle regge sabaude, costruita per Carlo Emanuele II, che vanta alcune delle più alte espressioni del barocco universale. Un complesso che sorge alle porte di Torino e che con i suoi 80.000 metri quadri di edificio monumentale, 50 ettari di giardini e 3.000 ettari recintati del Parco La Mandria è considerato un capolavoro dell’architettura e del paesaggio, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Genesi è un progetto iniziato nel 2003 e durato dieci anni con 245 immagini in bianconero che sottolineano la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, cambiare il nostro stile di vita e assumere comportamenti più rispettosi verso la natura. La mostra è suddivisa in cinque sezioni che ripercorrono le terre in cui Sebastião Salgado ha realizzato le immagini: Il Pianeta Sud, I Santuari della Natura, l’Africa, Il Grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl. Ogni spazio espositivo è contraddistinto da un colore diverso, dal grigio chiaro, scuro, verde e bordeaux per delineare i luoghi incantati immortalati nelle sue fotografie. Grazie alle didascalie Salgado ci racconta curiosità e aneddoti dei suoi viaggi, spiegandoci la storia degli indigeni o le avventure che hanno portato alla realizzazione di un’immagine, come la cenere di sterco utilizzata dagli indigeni per allontanare gli insetti o la carica di un elefante alla sua jeep, subito dopo aver realizzato una delle foto che lo renderanno celebre.

Sebastião Salgado, Isole South Sandwich,2009. © Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto width=Sebastião Salgado, Isole South Sandwich, 2009. © Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto.

Salgado si concentra sulla vastità dei paesaggi creando attraverso la composizione, più piani tra terra, acqua, neve, vegetazione mescolando in una trama, stile texture, le terre infinite, plasmate grazie al bianconero e alla luce. I tagli delle sue immagini sono pensati e costruiti per evidenziare la vastità di quei luoghi in cui il nostro occhio si perde nel contemplarle. Ampio spazio è dato dalla presenza degli animali, padroni di quei luoghi sconosciuti. Sebastião Salgado ha vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania, rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione. Non solo si concentra sui loro movimenti, cristallizzandoli nello spazio, ma cattura i dettagli: code, zampe, occhi diventano fondamentali per narrare l’equilibrio con l’ambiente circostante. Un’attenzione particolare è riservata alle popolazioni indigene ancora vergini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali nel Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto della Namibia e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea. Salgado trascorre diversi mesi con ognuno di questi gruppi per poter raccogliere una serie di fotografie che li mostrassero in totale armonia con gli elementi del proprio habitat. La caccia, i rituali e i ritratti realizzati con inquadrature perfette, raccontano la loro quotidianità, permettendoci di scoprire e osservare nuovi mondi.

«Genesi – scrive Lélia Wanick Salgado, curatrice della mostra su progetto di Contrasto e Amazonas Images – è la ricerca del mondo delle origini, la prova che il nostro pianeta include tuttora vaste regioni remote, dove la natura regna nel silenzio della sua magnificenza immacolata; autentiche meraviglie nei Poli, nelle foreste pluviali tropicali, nella vastità delle savane e dei deserti roventi, tra montagne coperte dai ghiacciai e nelle isole solitarie […]. Gli alberi hanno un ruolo speciale perché producono ossigeno e neutralizzano le emissioni di biossido di carbonio, colpevole del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. Grazie a loro possiamo respirare meglio e nutrire speranze per il futuro del pianeta».

Lélia e Sebastião Salgado hanno creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Instituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale – che era a rischio di sparizione – una larga area in cui sono stati piantati quasi 300 specie diverse di alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire attirando uccelli e animali scomparsi da decenni. L’Instituto Terra è una delle più efficaci realizzazioni pratiche al mondo di rinnovamento del territorio naturale ed è diventata un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorès. Con questa mostra, Sebastião Salgado, non solo dimostra di essere uno dei migliori fotografi del mondo, ma di utilizzare la fotografia a scopo sociale e umanitario per migliorare il futuro del pianeta. [ Alice Arduino ]


Genesi

a cura di Lélia Wanick Salgado su progetto di Contrasto e Amazonas Images
Reggia di Venaria, sala dei Paggi, piazza della Repubblica, 4 - Venaria Reale TO
22 marzo – 16 settembre 2018

orario: da lunedì a sabato, ore 10,00 - 19,00 (ultimo ingresso ore 18,30)
ingresso: intero 12,00 € | ridotto 10,00 € | 6,00 € per gruppi di minimo 12 persone, maggiori di 65 anni e quanti previsti da Ridotto over 6 under 21: | 6,00 € per ragazzi dai 6 ai 20 anni e Universitari under 26 | scuole 3,00 € | ingresso gratuito per classi di minimo di 12 studenti e per 2 accompagnatori ogni 27 studenti | gratuito per minori di 6 anni e quanti previsti da gratuiti | Diritti di prenotazione sull’acquisto dei titoli d’accesso per i gruppi: 10,00 € a gruppo - 5,00 € a classe
info: 011 4992333
informazioni
www.lavenaria.it


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[ RISORSE INTERNE ]
◉ [ FPtag ] Sebastião Salgado su FPmag
◉ [ FPtag ] Contrasto su FPmag

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pubblicato in data 08-04-2018 in NOTIZIE / MOSTRE



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