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Affinità Elettive: Gastel e Molinario

In mostra fino al 30 gennaio 2017, presso la Galleria Rossella Colombari di Milano, la mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel ed Ettore Molinario. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.In mostra fino al 30 gennaio 2017, presso la Galleria Rossella Colombari di Milano, la mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel ed Ettore Molinario. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

Affinità Elettive: Gastel e Molinario

La Galleria Rossella Colombari di Milano ospita fino al 30 gennaio 2017 una mostra intitolata Le Affinità Elettive, in cui, in un ambiente che ospita raffinati oggetti di design d’autore, le opere della collezione Molinario e una selezione di fotografie di Giovanni Gastel, è stata ricreata idealmente la casa del collezionista. In uno spazio in cui i rimandi fra fotografie e oggetti sono orchestrati fino a costruire a livello visivo il concetto delle affinità elettive, e fra artista e collezionista e fra opera e oggetto, si mette anche in scena per la prima volta il rapporto creatosi fra Ettore Molinario collezionista e Giovanni Gastel autore e maestro indiscusso della fotografia italiana.
Ho intervistato Giovanni Gastel ed Ettore Molinario tramite un’intervista doppia per comprendere meglio il concetto de Le Affinità Elettive applicato al loro rapporto.

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gistel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Parliamo del progetto mostra Le Affinità Elettive. Da chi è scaturita l’idea di questo progetto?
ETTORE MOLINARIO - «L’idea di questa mostra è partita dalla partecipazione della Galleria Rossella Colombari al Vogue Photo Festival. Poiché si trattava di un festival di fotografia di moda, Rossella mi ha chiesto se ero disponibile a mettere in mostra alcune foto della mia collezione. Mentre discutevamo sulla scelta delle opere è stato naturale pensare di coinvolgere Giovanni Gastel, di cui possiedo un buon numero di lavori».
GIOVANNI GASTEL - «L’oggetto della mostra era il rapporto fra collezionista e autore, che trovo molto interessante. Per me entrare nella casa del collezionista è un’emozione più alta di quella che si prova quando si entra in una galleria».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Come nasce il vostro rapporto di amicizia? Se è nato a partire dall’acquisto di un opera, quale è stata la foto che ha fatto da veicolo alla creazione di questo rapporto?
ETTORE MOLINARIO - «Ho conosciuto Giovanni in occasione dell’acquisto della prima foto sua, che era quella della modella Shalom in abito rosso (ndr. che si trova in mostra)».
GIOVANNI GASTEL - «La mia prima fotografia che Ettore ha acquisito in collezione è una delle opere che ho amato di più. Non a caso, Shalom è una delle muse della mia vita».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Quando un collezionista acquista la tua opera, che cosa accade a Giovanni artista? E che cosa accade a Ettore collezionista?
GIOVANNI GASTEL - «Per me le mie foto sono come dei messaggi nella bottiglia che mando dalla mia isola, che parlano della mia vita e della mia distonia verso il mondo. Come sai, non metto titoli alle mie foto, per lasciare sempre chi guarda libero di interpretarle come vuole. Le tue opere sono parte di te, e non puoi che essere contento quando un pezzo della tua opera, e quindi della tua anima, va in mano a qualcuno. Al tempo stesso sei preoccupato, perché in questo modo un’altra persona possiede un pezzo di te».
ETTORE MOLINARIO - «Quando tu acquisti un’opera d’arte si crea un gioco di identificazione forte fra te e i pezzi di te che sono contenuti nella simbologia della stessa, che spesso non afferri subito. Fruendo e dialogando con l’opera nel tempo, queste parti di te affiorano e si manifesta una consapevolezza del legame intimo che si sprigiona con il tuo acquisto. In questo momento di rivelazione l’opera viene da te posseduta completamente».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - E qual è la caratteristica unica nel rapporto fra Gastel artista e Molinario collezionista?
GIOVANNI GASTEL - «La cosa straordinaria del nostro rapporto è che mi sembra che non solo Ettore abbia ricevuto il mio messaggio, ma che lo abbia capito in modo profondo. Nel suo caso percepisco che ama la mia opera quanto l’ho amata io».
ETTORE MOLINARIO - «Giovanni dice che attraverso l’acquisto in qualche modo ricreo la sua opera. La particolarità della nostra forma di ricreazione passa attraverso la mia percezione che Giovanni abbia infuso nell’opera le sue sensibilità, che io riconosco in quanto sono anche le mie. Questa per me è l’affinità elettiva. Quando acquisto una sua opera, peraltro non lo consulto. Potrei farlo, ma evito perché so già prima di acquisirla che Giovanni capirà il perché di quell’acquisto».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. Courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Nel testo che accompagna la mostra, Gastel parla delle affinità come mezzo per uscire dalla solitudine dell’essere; Ettore definisce l’affinità elettiva come veicolo di ri-creazione.
ETTORE MOLINARIO - «Quando ho scritto il testo per l’esposizione ho ragionato sulla ricreazione, legame enigmatico fra l’artista e il collezionista. Per me la materia del nostro dialogo senza parole è la parte più profonda di noi, che ci raccontiamo attraverso il suo atto di fare l’opera ed io di acquistarla».
GIOVANNI GASTEL - «Quando Ettore si appropria di un’opera e la ama così come l’ho amata io per me ne diventa coautore».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Nel mondo artistico di Gastel contano molto le parole poetiche e le immagini. Se Gastel dovesse raccontare Molinario in una parola quale sceglierebbe? E in un’immagine della sua collezione, quale opera sarebbe? Lo stesso vorrei sapere da Molinario di Gastel.
GIOVANNI GASTEL - «Ho sempre usato due linguaggi: la poesia per indagare la parte dolorosa della vita e la fotografia per ricrearla in un mondo che non c’è. Una parola alla base della mia opera è eleganza, che vedo in chiave morale: l’eleganza non è in quello che fai, ma nel modo in cui realizzi le cose. Se dovessi selezionare una mia opera che rappresenta Ettore, sceglierei Shalom».
ETTORE MOLINARIO - «Per me la parola che userei per definire Giovanni è curiosità che lo porta inevitabilmente a indagare. L’opera che lo rappresenta totalmente ai miei occhi è Shalom».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - In questa mostra un ruolo importante è ricoperto anche dalla casa del collezionista, ricostruita all’interno della Galleria Rossella Colombari con oggetti di design. Il design ha ricoperto un ruolo importante per lo sviluppo culturale di entrambi. Avreste voglia di raccontarmi come?
GIOVANNI GASTEL - «Ho vissuto in prima persona l’epoca della nascita del design italiano che è complementare alla nascita della moda italiana: nel 1985-86 con Flavio Lucchini e Gisella Borioli abbiamo intuito che design e moda erano due fenomeni interconnessi; in Donna, rivista geniale diretta dalla Borioli, la moda del made in Italy e il design italiano dialogano costantemente. Per me moda e design sono un unico linguaggio».
ETTORE MOLINARIO - «Anche per me come collezionista arte e design sono la stessa cosa. Laddove i meccanismi di acquisto sono sempre gli stessi, comprare un pezzo di design o un’opera è indifferente. Anche nel pezzo di design riconosco e acquisto nient’altro che pezzi di me stesso».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. Courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Se nel caso della mostra alla Galleria Rossella Colombari il rapporto fra opere e ambiente è ricostruito in modo felice, che cosa accadrebbe se l’ambiente in cui fosse collocata la vostra opera fosse molto diverso dai vostri gusti? Immaginiamo per ipotesi che le fotografie di Gastel o le opere della collezione Molinario finissero nella casa di un Donald Trump, ad esempio...
GIOVANNI GASTEL - «Se accadesse, non potrei impedirlo. Evidentemente penso di essere difeso da quello che faccio».
ETTORE MOLINARIO - «Se Trump volesse comprare la mia collezione ne sarei contento. Significherebbe che siamo molto più vicini di quanto io pensi».

L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.
L'allestimento della mostra Le Affinità Elettive di Giovanni Gastel & Ettore Molinario presso la Galleria Rossella Colombari di Milano. © tspace, courtesy Galleria Rossella Colombari.

◼︎ GLENDA CINQUEGRANA - Come definireste l’ambientazione ideale per le vostre opere?
GIOVANNI GASTEL - «Per me lo sarebbe quel museo che mettesse in atto un meccanismo che esalti l’opera, che la spieghi e che la valorizzi. A questo proposito trovo preoccupante il recente fenomeno museografico in cui il contenitore sta diventando più importante dell’opera. Mi riferisco ad esempio al caso della Fondazione Vuitton, realizzata da Frank Gehry».
ETTORE MOLINARIO - «Per me l’ideale è l’affinità fra opera e ambiente. Un fattore importante nell’allestimento dell’opera è l’atmosfera. Se un’opera comunica una suggestione particolare non puoi includerla in un’atmosfera troppo lontana da quella che essa suggerisce. L’allestimento per me deve essere ispirato a un principio di coerenza». [ Glenda Cinquegrana ]


Le Affinità Elettive
Galleria Rossella Colombari, via Pietro Maroncelli, 10 - Milano
25 novembre 2016 – 30 gennaio 2017

orario: da lunedì a venerdì, ore 9,00 - 19,00 | sabato su appuntamento
ingresso: gratuito
info: galleria.colombari@galleriacolombari.com
www.galleriacolombari.com


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pubblicato in data 16-12-2016 in NOTIZIE / OPINIONI

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