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Dalla serie Made in USSR. © Alexandra PolinaiDal libro Una goccia dopo l'altra. © Giovanni Gabassi.

giovanni gabassi

una goccia dopo l'altra

«Io sono un fantasma che ha bisogno di ciò che tutti i fantasmi vogliono - un corpo - dopo il lungo itinerario attraverso i viali senza odore dello spazio dove la vita è soltanto l’incolore non odore della non morte.»*

William Burroughs



Sullo sfondo di Naked Lunch emerge la visione paranoide della vita e della società (visione per altro più lucida di quanto il copioso utilizzo della chimica non farebbe supporre). Durante il processo di Boston intentato per oscenità che fa seguito alla pubblicazione, Norman Mailer definisce il libro come una perfetta descrizione dell’inferno. «In Naked Lunch -affermerà al cospetti del giudice - c’è un senso della distruzione più intenso di quello che ho trovato in qualunque altro romanzo moderno». In realtà l’inferno di Burroughs è meno lontano di quanto non potrebbe apparire a prima vista dalla quotidianità di chi nel contemporaneo intenda rivolgere uno sguardo profondo e consapevole su stesso e sul mondo che lo circonda.

Quando si arriva a provare l’esigenza di conciliare la propria natura con le sovrastrutture manipolatorie e di controllo imposte dalla quotidiana frequentazione dei modelli sociali in cui siamo immersi indipendentemente dalla nostra volontà, è quasi inevitabile che emerga una sensazione di confusione. Sensazioni e pensieri si trasformano in un turbinio discontinuo, caotico… perturbante.

Il concetto di unheimlich (perturbante) diventa fondante quando si prendano in esame lavori contemporanei in cui, per dirla con Schelling, ciò che avrebbe dovuto rimanere segreto e nascosto viene alla luce. Le rimozioni, coscienti o serenamente inconsapevoli, possono riemergere nelle immagini offrendosi allo spettatore (e spesso anche allo stesso autore) come un tumulto di sensazioni, parole o, nel nostro caso, immagini che non possono essere lette all’interno delle consuete griglie interpretative. La schizofrenia implicita distrugge infatti la sintassi convenzionale per ristrutturarla in regole che a volte sfuggono al suo stesso creatore, quasi fosse una nuova release del pensiero surrealista.

Nella frattura con la narrazione lineare, le immagini esplodono come lampi improvvisi, si contraddicono e si rafforzano, perdono i loro connotati. All’improvviso si comportano come parole impiegate per esprimere significati differenti da quelli per cui sono state create. L’affiorare delle rimozioni operate fa emergere i tratti tipici dell’unheimlich, trasformando la familiarità in stracciamento, non di rado in grado di generare in angosciose fobie. L’aspetto più inquietante in questa presa di coscienza è probabilmente la presa di coscienza di non avere il totale controllo su quanto emerge dal proprio lavoro, come se averne ignorato la presenza fino a quel momento avesse potuto garantire una serena impunità agli attacchi della vita. In realtà è proprio la dolorosa accettazione per il tramite di una tangibile esternazione che può assicurare, una goccia dopo l’altra il possesso di se stessi, il recupero di una vita che non sia «soltanto l’incolore non odore della non morte».

[ Sandro Iovine ]


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(*) Da Naked Lunch di William Burroughs, Sugarco Edizioni, Milano, 1994, Milano, 2016; pp. 24.


Dalla serie Made in USSR. © Alexandra PolinaiDal libro Una goccia dopo l'altra. © Giovanni Gabassi.

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Dal libro Una goccia dopo l'altra. © Giovanni Gabassi iDal libro Una goccia dopo l'altra. © Giovanni Gabassi.

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Giovanni GabassiGiovanni Gabassi - ha frequentato l'istituto d'Arte Giovanni Sello di Udine e si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Predilige accostare la fotografia a interventi pittorici tradizionali e continua ad approfondire la sua formazione con corsi specifici.


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