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La Forza Nuova del video

Un fotogramma dal video pubblicato il 6 dicembre 2017 da Repubblica.it relativamente alla manifestazione di Forza Nuova sotto la sede del quotidiano. Evidenziato nel cerchio rosso un militante di Forza Nuova che documenta quanto accade. Un fotogramma dal video pubblicato il 6 dicembre 2017 da Repubblica.it relativamente alla manifestazione di Forza Nuova sotto la sede del quotidiano. Evidenziato nel cerchio rosso un militante di Forza Nuova che documenta quanto accade.

La Forza Nuova del video

Facile. Facile come mai prima nella storia probabilmente. Sì, far parlare di sé oggi è davvero semplice: basta compiere un gesto quanto basta disturbante o fuori dal normale, scattare quattro foto o, meglio, fare un video con il cellulare e il gioco è fatto.
Se poi vogliamo ancora più popolarità possiamo prendercela con un organo di stampa. Così si prenderanno due piccioni con una sola fava: da una parte potremo sfruttare i nostri canali, rivolgendoci ai nostri sostenitori che viralizzeranno il messaggio quale che esso sia, dall’altra saranno gli stessi organi di stampa presi di mira a far esplodere il caso attraverso i loro strumenti, in generale più potenti dei nostri in quanto finalizzati proprio alla comunicazione.

Beh, è proprio quello che sta accadendo mentre scrivo. Un gruppo di aderenti a Forza Nuova è andato a esprimere le proprie fumogene opinioni sotto la sede del quotidiano La Repubblica. Come era facile prevedere, la reazione mediatica è stata immediata e si sta espandendo a macchia d’olio, nonostante in sé si tratti di un qualcosa di praticamente irrilevante nella sua fattualità, ancorché non trascurabile nella prospettiva di una possibile intensificazione di fenomeni di questo tipo. Non fraintendete, però, non vuole essere una sottovalutazione del problema, ma solo un’osservazione irriverente basata sul diritto d’anagrafe di chi ha vissuto in prima persona gli anni Settanta nella Capitale.

All’epoca chiavi inglesi e manganelli roteavano nell’aria con indefessa virulenza… quando a parlare non era la bocca infuocata di una Walther P38. Per ora, invece, ci si limita a strillare quattro insulti da stadio e a leggere un proclamino irrompendo in divisa sociale nel bel mezzo di un’assemblea della Rete Como Senza Frontiere. Se però ieri a essere brandite erano chiavi inglesi, spranghe di varia natura e P38, oggi la vera arma è il cellulare. Sì, proprio quell’oggetto che avete in tasca in questo momento e che un tempo usavate per telefonare (ma che insensatezza…). Quello con cui oggi, invece, c’è chi documenta bravate, immortala stupri singoli o di gruppo, cristallizza momenti di allegria e fa scansioni inesorabili della propria imbecillità aggiungendo al proprio volto orecchie da coniglio e occhioni da animaletto disneyano con cui comunque non riescono a restituire dignità al proprio aspetto.

Un fotogramma dal video pubblicato da Repubblica.it il 29 novembre 2017 relativamente all'irruzione di una quindicina di militanti di Veneto Fronte Skinhead durante un'assemblea di Rete Como Senza Frontiere, con evidenziato un militante che effettua la ripresa dell'evento.
Un fotogramma dal video pubblicato da Repubblica.it il 29 novembre 2017 e relativo all'irruzione di una quindicina di militanti di Veneto Fronte Skinhead durante un'assemblea di Rete Como Senza Frontiere, con evidenziato un militante che effettua la ripresa dell'evento.

Sì perché in realtà il vero protagonista non dichiarato di simili performance, per altro non esenti da aspetti tragicomici, non sono le proteste – sui cui contenuti preferisco non soffermarmi – bensì la loro rappresentazione digitale. Nei video esplosi in rete relativi alla… conferenza di Como o al capitolino assalto alla curva dei tifosi avversari, quello che mi colpisce (avete presente il puntcum del benamato Roland Barthes?) non sono tanto le violenze presunte o reali perpetrate dagli attori. No, quello che rapisce è la presenza del militante di turno (una sorta di Signal Corp photographer de noantri) che riprende la scena e, a sua volta, è ripreso dagli antagonisti. Un gioco di specchi all’interno del quale si consuma la vicenda in attesa che di li a poco tutto il mondo possa potenzialmente identificarsi nell’una o nell’altra parte, dando comunque vita ad eccessi di sdegno e di empatia.

Senza quelle riprese, probabilmente, di episodi del genere nemmeno verremmo a conoscenza, o forse a scovarli sarebbero solo avidi cercatori di trafiletti di bieche cronache di provincia.
Ovvio che poi, parlando seriamente, la discussione dovrebbe essere molto più ampia e soffermarsi sul linguaggio utilizzato da entrambe le parti nei vari momenti, sulla ricerca di un aspetto condiviso attraverso le divise, sulle maschere e così via. Voglio però limitarmi a una semplice domanda: E se fosse arrivato il momento di fermarsi a riflettere un po’ su tutto questo? [ Sandro Iovine ]

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[ RISORSE INTERNE ]
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[ RISORSE ESTERNE ]
Repubblica.it | Migranti, così ritorna il fascismo: blitz dei naziskin contro i volontari di Como
Repubblica.it | Blitz fascista sotto la sede di Repubblica

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pubblicato in data 06-12-2017 in NOTIZIE / OPINIONI

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