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i© Edoardo Miola.

Racconti di copertina

La copertina del secondo numero di FPmag, articolato sui rapporti tra immagine e paesaggio antropizzato, è stata affidata a Edoardo Miola, che ci ha rilasciato una breve intervista in cui spiega origine e finalità del lavoro che la contiene

Luce. Poi una lunga ombra scura che seziona una distesa apparentemente desertica, invitando lo sguardo a seguirne il tragitto. La desolazione del paesaggio affretta il passo degli occhi, ma laggiù, all'orizzonte, quel faro e quelle silhouettes di edifici invocano attenzione, e ne interrompono l'incauta corsa. In men che non si dica lo sguardo torna sui confini luminosi dell'immagine, alle soglie di un oltre che, sebbene negato alla vista, sembra poter essere facilmente raggiungibile dall'immaginazione.
Il profilo di uno, dieci, cento tratti costieri si affollano infatti improvvisamente nella mente, tracciando i contorni di un ambiente noto che, nonostante le evidenze, non sembra trovare una precisa corrispondenza con ciò che è mostrato nell'immagine. C'è qualcosa che stride nell'immobilità di questo paesaggio costiero, e nel suo silenzio; qualcosa che asseconda e allo stesso tempo sovverte l'aspettativa.
È infatti un luogo per certi versi ai confini della realtà, quello raccontato da Edoardo Miola con il lavoro Skeleton Coast. Una sorta di avamposto desolato che porta addosso i segni di ripetuti e talvolta tragici passaggi dell'uomo e in cui, proprio in virtù di queste molteplici e mutevoli tracce, riecheggia ancora forte la sua presenza.
Ed è proprio attorno a queste impronte lasciate più o meno volontariamente dall'uomo, a questi relitti che modellano e trasformano senza sosta la superficie del paesaggio, che gravita l'intero racconto dell'autore. «Questi oggetti vivono» – spiega infatti Miola nel video che segue – e se si vuol provare a capire questo territorio, ad ascoltare la sua storia di naufragi, guerre e speranze, occorre innanzitutto entrare in contatto con loro.

[ Stefania Biamonti ]