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Il selfie che uccide

Un frame dal video sulla prevenzione degli incidenti provocati dai selfie in caso di incidente. Un frame dal video sulla prevenzione degli incidenti provocati dai selfie in caso di incidente.

Tre giovani scellerati che è davvero difficile non etichettare come dei mentecatti. In auto, al ritorno dalle vacanze, la cosa più intelligente che riescono a concepire è quella di farsi un filmato mentre dimostrano con la mimica facciale quanto stretto possa essere l'orizzonte concessogli da tre neuroni atrofizzati che abitano il loro encefalo. Ah, naturalmente a girare il video è l'autista... hai visto mai che si debba rischiare di non schiantarsi. Girato il capolavoro il genio alla guida spedisce il tutto alla mamma. E poi dicono che gli italiani sono mammonì.
Visto che da soli non sono riusciti a schiantarsi approfittano di un incidente accorso ad altri per fermarsi e conquistare altri punti imbecillità. Dopo aver ripreso l'incidente da lontano, infatti, si avvicinano al camion dei vigili del fuoco intervenuti sul luogo dell'incidente e iniziano a farsi delle foto postandole per informare gli amici che sono testimoni dell'avvenuto. Non paghi di aver fatto indossare alla ragazza un casco da pompiere, si avvicinano ulteriormente e il bello della situazione chiede che gli facciano una foto con l'incidente sullo sfondo. Il tutto mentre il terzo illuminato riprende un video suscitando la reazione di un vigile del fuoco che li allontana. Il bello ne approfitta per avviarsi ulteriormente e farsi una foto con il cadavere. Allontanato in malo modo, il suo primo pensiero è di postare la foto a tutti, mamma compresa (decisamente un caso di primus inter pares dell'idiozia). Stupito dalla mancata reazione materna il bello, dopo essersi compiaciuto del fatto di averla lasciata senza parole, decide di chiamarla. Con un colpo di scena molto teutonico, sente squillare un telefono alle sue spalle e scopre che il cadavere carbonizzato è quello della madre.

Una lunga descrizione per raccontare il plot dello spot realizzato da Blickfänger che sta agitando la Germania. Lasciando da parte considerazioni sulla sobrietà della sceneggiatura (del resto lo scopo non è certo quello di passare inosservati) e sulla durata (4,21 minuti), rimane sullo sfondo il problema degli idioti che in presenza di un incidente si fermano per fare foto e, perché no, anche un autoritratto con il disastro sullo sfondo. Il conseguente ostacolo ai soccorsi è tra le conseguenze più drammatiche, tanto da aver spinto alla realizzazione di un video di questo tipo.
Il vero problema è l'universo parallelo e distopico in cui sembrano vivere le generazioni più giovani. Mi riferisco a quella perdita di contatto con il reale che molti sembrano esperire quotidianamente con l'incoscienza tipica dei personaggi di una puntata di Black Mirror. A renderlo possibile è la convergenza di due elementi: da una parte il filtro offerto dalla fotocamera dello smartphone e dall'altra l'amplificazione prodotta dai social network. La gratificazione data dal consenso che certifica l'appartenenza a un ipotetico gruppo lavora come una droga e induce atteggiamenti edonistici che si autoalimentano continuamente.

Di fatto, però, il problema stigmatizzato da questo video, che accentua le manifestazioni di malcostume 2.0, non è costituito né dall'immagine né dalla visualizzazione dei rapporti sociali. A rendere necessari (ammesso che poi servano davvero a qualcosa) interventi di pubblicità progresso come questo è semmai la sostituzione dei valori della kalokagathia, che inneggiava alla perfezione fisica e morale dell'essere umano, con quelli della kaloidiozia, che sembrano invece promuovere una bellezza totalmente priva di senno. [ Sandro Iovine ]



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pubblicato in data 07-01-2018 in NOTIZIE / OPINIONI

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