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Gli incerti confini di Agnese Purgatorio

Agnese Purgatorio, dalla serie perhaps you can write to me. © Agnese Purgatorio.Agnese Purgatorio, dalla serie perhaps you can write to me. © Agnese Purgatorio.

Gli incerti confini di Agnese Purgatorio

Il 23 marzo Agnese Purgatorio (Bari, 1964) presenta all’Università di Pescara il suo lavoro Confine aperto, in mostra nel capoluogo abruzzese dal 10 al 24 marzo 2017 presso lo spazio usomagazzino PER ALTRE ARHITETTURE, un progetto in cui il lavoro visivo di Purgatorio dialoga con le riflessioni dell’architetto Lucio Rosato: si tratta di un dialogo di corrispondenze tra i due autori che puntano a far riflettere sul concetto di confine.
Il tema del grande esodo che vede centinaia di migliaia di profughi e abitanti del cosiddetto terzo mondo riversarsi nei Paesi più ricchi del mondo occidentale ─ con l’Italia, per la sua posizione geografica, in prima fila tra le nazioni di approdo ─ viene declinato visivamente, in questi anni, in modi molto diversi, dal reportage classico che ha prodotto tra l’altro alcune fotografie simboliche, diventate icone di questa problematica, alle immagini dove invece il principale referente non è la fotografia diretta ma dove questa è soltanto la base su cui costruire un discorso concettuale e astratto.


Agnese Purgatorio, dalla serie this side of paradise. © Agnese Purgatorio.

È l’ambito in cui si muove Agnese Purgatorio che in quattro grandi fotografie-collage stampate su tela, elaborate tra il 2010 e il 2014 e che appartengono al lavoro perhaps you can write to me (forse puoi scrivermi), scardina il concetto limitante di confine raffigurando, come scrive Martina Corgnati nella presentazione, «[…] i clandestini in strisce orizzontali, posizionate proprio in prossimità dell’orizzonte. Nel cielo azzurro, li accompagna una citazione, o un imprestito. Parole, impronte, disegni» (Martina Corgnati).


Agnese Purgatorio, dalla serie this side of aradise. © Agnese Purgatorio.

Il progetto contempla inoltre alcune stampe e un video: le fotografie sono collage digitali della serie this side of paradise (questo lato del paradiso), un lavoro in corso sui confini immaginari della foresta, «dove persone in fuga attraversano i boschi protette da guardiane e guerriere ardite, quasi amazzoni, che affiorano per diventare simbolo della rinascita in una specie di rituale di iniziazione, di purificazione, che allontana le avversità». Il video, intitolato Cerebrale, è invece la registrazione di una vera e propria performance realizzata nel 2016 dove voci di donne yazide raccontano la loro fuga dai territori occupati mentre una bambina, con un megafono, replica una sorta di rito girando intorno ad un albero di ulivo secolare.


Agnese Purgatorio, dalla serie this side of paradise. © Agnese Purgatorio.

Accade sempre più spesso ─ e su queste pagine abbiamo avuto modo di scriverne più volte ─ di constatare quanto siano in crescita nel mondo dell’arte i processi di contaminazione tra diverse forme di espressione: in questo ambito la fotografia spesso dialoga con altre modalità visive e non solo come l’installazione, la performance, la scrittura. La fotografa/artista ─ uso questa definizione ambigua soltanto per semplicità espositiva: non ci sarebbe bisogno dell’accoppiamento delle due definizioni ─ Agnese Purgatorio è un esempio consolidato di come la fotografia si sposi con altre forme di espressione ormai stabilizzate nel mondo dell’arte contemporanea. [ Pio Tarantini ]


Confine aperto
usomagazzino PER ALTRE ARCHITETTURE, via Silvio Spaventa, 10/4 - Pescara
10 – 24 marzo 2017

orario: da martedì a sabato, ore 18,00 - 20,00 | al mattino su appuntamento | chiuso domenica e lunedì
ingresso: libero
info: info@usomagazzino.it
www.usomagazzino.it


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[ RISORSE INTERNE ]
◉ [ FPart ]
FPart: la rubrica di Pio Tarantini

[ RISORSE ESTERNE ]
Agnese Purgatorio
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pubblicato in data 22-03-2017 in NOTIZIE / FPART

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