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i© Robert Rutöd.

robert rutöd

right time, right place

«La polisemia produce un'interrogazione sul senso, ora, questa interrogazione appare sempre come una disfunzione, anche se tale disfunzione č recuperata dalla societŕ sotto forma di gioco tragico (un Dio muto non permette di scegliere tra i segni) o poetico (č il fremito del senso -panico- degli antichi Greci); anche al cinema le immagini traumatiche sono legate a un'incertezza (a un'inquietudine) sul senso degli oggetti o degli atteggiamenti»

Roland Barthes*

In base ad alcune teorie, non proprio recentissime, di Bruner e Piaget non sarebbe possibile la percezione senza una categorizzazione. Il che vorrebbe dire che di fronte a una fotografia contemporaneamente alla sua percezione avverrebbe una qualche forma di verbalizzazione. Quindi un'immagine, colta direttamente, non conoscerebbe nessuno stato denotato, ma di fatto non avrebbe rilevanza sociale fintanto che fosse immersa in una prima connotazione, individuabile nelle categorie della lingua. Questo implica che, a livello teorico, la classificazione dello stesso reale, foss'anche solo per segmentazione, potrebbe permettere di verificare una qualche coincidenza tra l'immagine fotografica e i piani di connotazione del linguaggio. Ciň a sua volta aprirebbe la strada a una connotazione di tipo cognitivo, il cui senso č ricercabile negli elementi dell' analogon. Ovvero, parte dell'attribuzione di senso di una determinata immagine passerebbe attraverso la fase di riconoscimento di alcuni elementi di quella porzione di reale prelevata attraverso la selezione/esclusione operata per mezzo dell'inquadratura al momento della ripresa. Riconoscimento che per altro č a sua volta reso possibile dal confronto con il dato esperienziale pregresso.

Al di lŕ di ulteriori riflessioni sul piano delle connotazioni ideologiche, cosa accade nel momento in cui, in un'immagine, si puň verificare la non soddisfazione delle aspettativa del lettore fondate sul suo bagaglio esperienziale? Ovvero cosa succede in quei casi in cui la proposizione iconica si sottrae nelle forme a quello che la consuetudine ci ha abituato a ritenere come normale e assodato?

In primo luogo la disattenzione delle aspettative provoca un immediato innalzamento del livello di attenzione dello spettatore. Ciň che l'immagine propone č inatteso, invoca regole altre per la sua decodifica e conseguenzialmente scatena la caccia a quegli elementi parametrici che consentano di interpretare e codificare la... nuova realtŕ. Di fatto i meccanismi alla base di questo tipo di stravolgimento del reale ad opera dell'immagine sono abbastanza facilmente riscontrabili nell'inversione del senso normale delle cose. Ovvero nel prodotto di quella congiunzione fatale tra la scelta di un determinato momento per il prelievo fotografico e la scelta di una particolare angolazione che consenta inusuali allineamenti iconici.

To be in the right time at the right place...

Il risultato viola in conseguenza le regole conosciute, mostra un mondo altro, parallelo, che si apre alla surrealtŕ. Un mondo che ha tratti conosciuti, ma al tempo stesso si proietta in significati che sfidano e si contrappongono alla ragione nella forzatura della sintassi iconica.

A restituire la giusta attribuzione č la messa in sequenza delle immagini che svela la chiave interpretativa dell'attribuzione di significato, mostrandone e rendendone evidente il meccanismo di messa in discussione della percezione del reale attraverso il medium fotografia.

[ Sandro Iovine ]

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(*) - Roland Barthes, L'ovvio e l'ottuso, Einaudi, Torino, 1997; pag. 28-29.

i© Robert Rutöd.

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Robert Rutöd - Č nato a Vienna e attualmente vive in Austria. Fotografo e filmmaker, ha realizzato numerosi cortometraggi che sono stati proiettati in tutto il mondo. I suoi lavori fotografici sono stati esposti in Europa, Stati Uniti e Asia.
Nel 2012 ha vinto il New York Photo Award 2012 nella categoria Fine Art. Ha pubblicato quattro libri: Less Is More (2009), Grayscales. Early B&W Photographs (2010), Right Time Right Place (2012), Milky Way (2014).

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