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i© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

La reinvenzione del mondo a piedi e in bicicletta

«Prima di innalzare il menhir […], l’uomo possedeva una forma simbolica con cui trasformare il paesaggio. Questa forma era il camminare.» (1) Poi arrivò la bicicletta, curiosamente contemporanea ai primi esperimenti cinematografici, ugualmente legata al movimento circolare di un paio di ruote… Sarà per questo che Luigi Vittorio Bertarelli inizia il suo diario in bicicletta con inattesi paragoni tra la descrizione di un paesaggio che scorre negli occhi del ciclista e il cinematografo?
«Trentasei ore di diretto mi conducono in un fiato da Milano a Reggio Calabria [1400km di ferrovia, ndr]; scendo, disimballo la bicicletta […] e riparto immediatamente. Sono le nove del mattino». «Cinematografare cinque giorni d’escursioni in un paese nuovo, è impresa ardita. Sullo sfondo sempre rinnovato del paese tratteggio le persone e le cose che si muovono, e l’essere mio stesso che è protagonista – per me – nella scena, e dare così non più la fotografia fredda e immobile, ma il quadro animato che scorre davanti all’occhio, è cosa che forse non mi riuscirà, e che certo alla fine vi darà l’impressione opprimente del cinematografo. Ma forse vi direte infine: com’è vero! E dunque a qualche cosa può servire anche il turismo ciclistico? Or dunque accendo la lampada, proietto sullo schermo il disco di luce, l’apparecchio comincia a girare… e attacco.» […] «Il cinematografo gira e non mi dà riposo.» (2)
Siamo nel 1897, Luigi Vittorio Bertarelli – commerciante, fratello di Achille, collezionista delle stampe divenute la Civica Raccolta Bertarelli – appassionato della bicicletta, inizia a tenere un dettagliatissimo taccuino delle sue escursioni ciclistiche. Il suo diario è già un programma politico, fin dal Preludio: «Scrivo per voi, ciclisti, che del turismo serio che dà nerbo al pensiero per lo meno quanto ai muscoli avete fatta un’abitudine. […] Scrivo anche per voi, o ciclofobi di diverso grado, anche se consiglieri e sindaci: le mie parole vi faranno inarcare le ciglia, vi troverete qui in un mondo morale per voi nuovo e un po’ incomprensibile, ma chissà mai che questa possa essere punzecchiatura che sgonfi il pneumatico dei vostri pregiudizi?»
L’Italia è da poco tempo una e le perlustrazioni del trentacinquenne cofondatore (1894) del Touring Club Italiano prendono inizio dalle regioni italiane più lontane dalla Milano in cui vive: Calabria, Basilicata, Sicilia, isole Eolie, Sardegna. I suoi appunti non sono solo un racconto di sorprendente interesse sociale, costituiscono anche il primo strumento di rilievo delle condizioni delle vie di comunicazione, uno spunto definitivo per sostenere pubblicamente la necessità di curarsi delle strade al fine di prendersi cura di un’Italia da immaginare a misura di Storia. E anche da inventare, attorno a un mezzo come la bicicletta che si integra con la ferrovia, permettendo di inoltrarsi con uno spirito più esplorativo e reportagistico, guardandosi attorno, incontrando la gente e mantenendo il corpo molto vicino alla terra battuta delle strade.
Zoomando indietro dal manubrio di Bertarelli per osservarlo in uno spazio più astratto, notiamo in quest’uomo un comportamento che evoca epoche e attitudini lontane tra loro: homo ludens e homo faber (3) problematicamente uniti nell’insolubile contraddizione dell’uomo moderno. Bertarelli sa di non essere uno scopritore, ma di essere qualcuno che può suggerire un modo diverso di percorrere il mondo per riscoprirlo, e scrive: «Io artista inquinato dallo spirito positivo del secolo, mentre ammiro, traggo da tanta bellezza ispirazioni e suggerimenti pratici. Perciò scrivo».
La sua visione pragmatica, e insieme utopica, è ben rappresentata dalle particolarità del prodotto editoriale che ne scaturisce: poco testo, annotazioni puntuali, e uno sdoppiamento nel modo di descrivere visivamente un percorso – con una planimetria e un profilo – restituendolo con la dignità nuova di un itinerario.
La rappresentazione visibile dello sguardo che scorre sulle ruote e quella dello sguardo d’insieme, dall’alto e in pianta, si uniscono nella pagina dei Profili ciclistici [cfr. immagini]. Ne risulta un territorio fatto di sezioni e di orizzonti, di forme ritagliate, su cui non si vaga con l’occhio come sul planisfero e sull’atlante. Un mondo netto, limitato, e accessibile. Un mondo di profilo, insomma. Una descrizione da tasca per il viaggiatore a due ruote.
Una simile sintesi verrà utilizzata qualche anno più tardi nelle Guide dei Monti, con l’aggiunta del mezzo fotografico abbondantemente manipolato, utilizzato come fosse il disegno dal vero degli orizzonti. L’integrazione tra medium è liberamente utilizzata dal Touring per dare riferimenti precisi ai lettori: fotografie di diversi autori da cui ricavare profili annotati dei versanti delle catene montuose, da cui trarre supporto grafico al tracciamento preciso dei sentieri. La visione sintetica ottenuta con mezzi descrittivi così diversi (parola, disegno, fotografia, grafica) fa di queste pubblicazioni un esempio di racconto del paesaggio attraverso una reinvenzione della descrizione topografica. Non è un caso sia stato il Touring a inventare la segnaletica stradale in Italia e a rappresentarla nel lungo iter di standardizzazione europea…
Certo, osservando con lo sguardo di questo millennio, la forma del profilo, in topografia come nella ritrattistica, ha qualcosa di definitorio e fissato. Separa la figura dallo sfondo, e per le mappe è una forma che, se non intervengono disastri ambientali, rimane tendenzialmente molto più simile a se stessa di qualunque altra. Una forma adatta a rappresentare dei limiti e poco adatta a rappresentare quei bordi ambigui e interattivi in cui le nuove «geografie della resilienza» (4) e dell’impermanenza cercano il conforto dell’incertezza e della flessibilità di fronte ad alluvioni, tsunami, frane e simili stravolgimenti del territorio. Ma questo è solo sintomo di quanto la geografia stessa sia una narrazione, che può e deve modellare il proprio linguaggio con l’epoca che sta raccontando.

Si ringrazia per la collaborazione il Centro Documentazione TCI, il Digitouring Online Archives, Luciana Senna e Ilaria Parma.

[ Laura Marcolini ]

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(1) - Francesco Careri, Walkscapes, camminare come pratica estetica, Einaudi, Torino 2006.
(2) - Luigi Vittorio Bertarelli, Insoliti viaggi. L’appassionante diario di un precursore, Touring Club Italiano 2004.
www.touringclub.com/libro/insoliti-viaggi.aspx.
(3) - Francesco Careri, su Caino e Abele, pastore e agricoltore raccoglitore, homo faber e homo ludens.
(4) - Pierluigi Nicolin, Le proprietà della resilienza, in LOTUS, Geography in motion, settembre 2014, Milano.

iA sinistra un’immagine della Milano-Roma in bicicletta organizzata dal Touring nel 1895. A destra un cicloturista a Cerreto di Spoleto nel 1900 consulta qualcosa, forse un profilo.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

iIl profilo ciclistico del Passo del Sempione.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

PLANIMETRIE E PROFILI CICLISTICI

A partire dal 1896 il Touring pubblica Planimetrie e profili ciclistici dei principali valichi alpini e appenninici; i primi 18 fascicoli comprendevano, ciascuno, un itinerario con la descrizione del percorso, un profilo altimetrico corrispondente, una rappresentazione cartografica in scala 1:100.000 di una fascia del terreno posta ai lati della strada (ottenuta dalla Carta 1:100.000 dell’I.G.M. previa verifica e integrazione di Bertarelli e collaboratori). La pubblicazione dei profili continuò fino al 1901 (12 nel 1897, 15 nel 1898 e 6 nel 1901) per un totale di 51 fascicoli e 57 itinerari.


La copertina del terzo fascicolo di Planimetrie e profili ciclistici, dedicato al Passo del Sempione.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.


iLa planimetria del Passo del Sempione.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

iIl frontespizio e una pagina della Guida dei Monti d’Italia dedicata al Monte Rosa, 1960.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

iMappa dei sentieri contenuta nella Guida dei Monti d’Italia dedicata al Monte Rosa, 1960.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

iAtlantino contenuto nella Guida dei Monti d’Italia dedicata al Monte Rosa, 1960.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

GUIDA DEI MONTI D'ITALIA

Il materiale sul Monte Rosa mostrato in questa pagina, nelle due precedenti e in quella successiva fa parte del fondo Saglio, che raccoglie circa 700 volumi e 5000 stampe b/n sulla montagna donati al Touring dall’alpinista Silvio Saglio. Molto di questo materiale è stato utilizzato da Saglio a corredo iconografico delle pubblicazioni della collana Guida dei Monti d’Italia, nata nel 1933 da un accordo fra CAI e Touring e da lui diretta dal 1934 al 1964. Ogni volume, concepito monograficamente, si compone di testo, di schizzi e cartine illustrativi, redatti da esperti di montagna.



La copertina della Guida dei Monti dedicata al Monte Rosa (1960), curata da Silvio Saglio, del quale il Centro Documentazione dal 1966 possiede un proprio Fondo, che comprende circa 5000 fotografie (tra stampe e negativi) dedicate alla montagna.
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

iI disegni al tratto inseriti nel volume erano eseguiti sui contorni dei profili montuosi registrati fotograficamente. Da stampe fotografiche molto chiare traeva le illustrazioni al tratto il disegnatore Mario Alfonsi, «che ha saputo rendere i diversi aspetti della montagna in rapidi schizzi su cui sono tracciati gli itinerari di ascensione».
© Centro Documentazione Touring Club Italiano.

Touring Club Italiano - Dal 1894 questa associazione, con una costante attività editoriale e una capacità di alimentare forme di partecipazione molto efficienti, ha silenziosamente rimappato un intero paese, più volte, con strumenti diversi, inventando e rinforzando linguaggi: dapprima con le carte geografiche e gli atlanti, poi con la grafica e la segnaletica, poi con le Guide Rosse (la cui prima edizione compie quest’anno un secolo), poi con le campagne fotografiche. E ha continuato, attraverso tutti questi strumenti a trasformare i tragitti in itinerari, ovvero in percorsi lungo i quali soffermarsi a osservare e assimilare il paesaggio in tutte le sue forme.

Foto: © Centro Documentazione Touring Club Italiano.

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