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i© Luca Prestia.

Confine di S[s]tato
di Luca Prestia

Confine: s. m. [dal lat. confine, neutro dell’agg. confinis «confinante», comp. di con- e del tema di finire «delimitare»]. 1a. Limite di un territorio, di un terreno. 1b. Limite di una regione geografica o di uno stato; zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti*

Raccontare fotograficamente il confine tra due stati non è mai impresa facile. A differenza della frontiera – vale a dire la stretta striscia di territorio che sta a ridosso del confine – il confine è infatti qualcosa di più labile e difficile da individuare e circoscrivere sia concettualmente, sia visivamente. Specie se, come nel caso di Luca Prestia, il confine su cui concentrarsi è poco più di una linea immaginaria tracciata dalla mano dell’uomo.
Il confine che separa l'Italia dalla Francia lungo l’ampia area montana del Colle di Tenda è proprio questo. Ridisegnato e stabilito nell'autunno 1947, dopo mesi di intense trattative, esso è riconoscibile solo grazie agli isolati cippi in pietra che da allora punteggiano il paesaggio che si stringe tra Alpi Liguri e Alpi Marittime, in bilico tra Piemonte, Liguria e la regione francese della Provence-Alpes-Côte d'Azur (Provenza-Alpi-Costa Azzurra).
Attraversando questi luoghi «ci si trova di fronte a uno spazio fatto di rocce e di aria – afferma l'autore – sospeso tra innumerevoli crinali, valloni, antri e cime che sembrano letteralmente aggrappate a un cielo che nelle giornate di sole pare fatto di cobalto». Tuttavia, non è solo la natura generosa offerta dai suoi paesaggi ad aver emozionato Prestia durante il suo girovagare tra le cosiddette terre alte. Queste zone – come quasi tutte quelle marchiate dalla presenza del confine – sono infatti luoghi di passaggio e, come tali, sono spesso segnate da trascorsi turbolenti, in cui si intrecciano storie di immigrazioni ed espatri clandestini, di contrabbando, di guerra, di delusioni e speranze.

Sono zone di transizione, soglie verso un altrove sancito convenzionalmente come diverso, straniero, che si portano addosso quello che, in una ormai celebre quarta di copertina di un libro di Francesco Biamonti, Italo Calvino definì come il «pathos della frontiera». (1)
Ciò le rende simbolicamente disponibili a letture altre, più intime e totalizzanti, specchio di una condizione esistenziale che vede nell'ignoto qualcosa di temibile e contemporaneamente affascinante, e nel concetto stesso di limite, sancito dalla parola confine, un paradosso. «Lo sguardo dell’osservatore può così spaziare a 360 gradi senza incontrare ostacoli – aggiunge Luca Prestia – in un abbraccio visivo che restituisce il giusto ordine alle cose e riconosce alla natura il ruolo che le spetta, facendo in definitiva apparire l’azione esercitata dall’uomo – con la sua illusoria volontà di controllo e delimitazione – come un trascurabile incidente di percorso destinato a non durare».

[ Stefania Biamonti ]

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(*) - Dal vocabolario Treccani (ed. online: http://www.treccani.it/vocabolario/confine/).
(1) - Francesco Biamonti, L'angelo di Avrigue, Giulio Einaudi editore, Torino, 1983.

i© Luca Prestia.

i© Luca Prestia.

i© Luca Prestia.

i© Luca Prestia.
DAL PROGETTO AL LIBRO

Le immagini che compongono il progetto Confini di S[s]tato di Luca Prestia sono state di recente raccolte in un libro, autoprodotto dall'autore, stampato in cento esemplari. Il volume – rilegato in punto metallico e di dimensioni pari a 21x21cm – è costituito da dieci pagine ed è stato stampato su carta Classic demimatt - Patinata opaca 300 gr plastificata (copertina) e su carta Classic demimatt - Patinata opaca 170 gr (interno).


La copertina del volume Confini di S[s]tato di Luca Prestia.

i© Luca Prestia (4).

i© Luca Prestia.

i© Luca Prestia.

i© Luca Prestia.

i© Luca Prestia.
SUL CONFINE...

«Dal cielo laggiù si schiodava una luce severa. Cadeva sulle gobbe della rupe dove Jean-Pierre si era avvicinato al pauroso confine. E ancora una volta tentò di rivedere quel volto posato sul capezzale roccioso, che diffondeva sulla pietra funerea una gioia rude, come se avesse varcato le tristi soglie, il cuore liberato da un antico terrore.
Andava su, dietro a Edoardo, per la strada appesa scuotendo il capo. Si domandava perché avesse ostinatamente cacciato quella prima impressione e perché adesso vi facesse ritorno». (*)

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(*) - Francesco Biamonti, L’angelo di Avrigue, Giulio Einaudi editore, Torino, 1983, pag. 71.

Luca Prestia - Nato a Torino nel 1971, Luca Prestia si è laureato in Storia moderna presso l’Università degli Studi di Torino, dove ha in seguito conseguito anche il dottorato di ricerca nella medesima disciplina. Prestia ha cominciato a fotografare come freelance negli anni Novanta e, dal 2000, è iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Ha collaborato nella produzione di alcuni documentari a sfondo sociale in qualità di fotografo di scena e di backstage, e le sue immagini sono state utilizzate come copertine di libri e pubblicate su riviste sia italiane sia straniere, nonché su quotidiani cartacei e online, tra cui La Stampa, La Repubblica e Tg24.sky.it. Da qualche anno, il suo interesse è perlopiù rivolto alla fotografia di paesaggio e documentaria sia analogica sia digitale. Il suo ultimo lavoro, concluso nell’estate del 2014, è Confine di S[s]tato, presentato in queste pagine e ora pubblicato in un volume fotografico.


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La percezione del confine
di Marco Monari

«Uno dei principali problemi dell'arte del camminare è trasmetterne in forma estetica l'esperienza. I dadaisti e i surrealisti non avevano trasferito le loro azioni su una base cartografica e sfuggivano la rappresentazione ricorrendo alle descrizioni letterarie; i situazionisti avevano prodotto delle mappe psicogeografiche, ma non avevano voluto rappresentare le reali traiettorie delle derive effettuate»

Francesco Careri*

Le conoscenze che diamo per assodate sono in genere quelle maggiormente afferenti all'esperito quotidiano. Vivere in un piccolo centro, come del resto in città, favorisce lo sviluppo di abitudini consolidate che coinvolgono anche la percezione visiva dello spazio in cui insistiamo. In genere, questo si traduce in un'assenza di attenzione per quelli che si considerano gli aspetti scontati, come ad esempio i modi in cui si esprime il territorio di appartenenza.
Seguendo la linea costante di ricerca sulle manifestazioni antropiche del paesaggio, si approda inevitabilmente alla meno visibile, ma più sottilmente incisiva, forma di intervento dell'uomo sul territorio: il confine. Nella loro declinazione internazionale, i confini assolvono al compito di definire le competenze di intervento degli Stati e, analogamente, all'interno delle strutture nazionali permettono di distribuire la logistica amministrativa. E più o meno tutti abbiamo presente, almeno a grandi linee, in quale modo si dipanano i confini nazionali, regionali e probabilmente comunali. Questi ultimi, in realtà, se non si hanno interessi specifici, sono probabilmente quelli meno noti ancorché più prossimi.
«Al termine di lunghe giornate impegnate in riprese fotografiche – afferma Marco Monari sul suo sito – rimane la percezione di questi confini, la consapevolezza del percorso svolto nella sua interezza».
Una sorta di testimonianza di come la trasposizione dalla cartografia al reale non sia così immediata.

Più facile è, forse, il processo inverso che conduce, dopo aver percorso i luoghi, a ricostruirne l'identità simbolica sulle mappe. L'ultima fase di una razionalizzazione del territorio non esente dalle fascinazioni dadaiste e surrealiste. Nonostante la puntigliosa e quasi maniacale meticolosità dei prelievi iconici georeferenziati, il lavoro non è esente da una sua poeticità implicita. Quella della progressiva presa di coscienza del territorio che si fonde, passo dopo passo, con la presa di coscienza del senso di appartenenza ai luoghi, del contatto con quel genius loci tanto spesso invocato. È nell'atto del ricongiungimento con il punto di inizio del percorso (il primo e l'ultimo scatto) che si compie nella sua interezza la riconciliazione tra uomo e paesaggio. Il momento in cui lo spazio si confonde con il tempo e dà vita all'identità. Inizio e fine perdono di importanza, resta il percorso e ciò che da esso viene a chi lo compie. «I punti di partenza e di arrivo hanno un interesse relativo, mentre lo spazio intermedio è lo spazio dell'andare, l'essenza stessa del nomadismo, il luogo in cui si celebra quotidianamente il rito dell'eterna erranza». (1)

[ Sandro Iovine ]

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(*) - Francesco Careri, Walkscapes, camminare come pratica estetica, Einaudi, Torino, 2006; pag. 112.
(1) - ibidem; pag. 18.

iLa mappa con i punti da cui sono state effettuate le riprese della ricognizione fotografica volta a rappresentare i confini del Comune di San Bartolomeo in Galdo in provincia di Benevento.
La Mappa dei Punti di Ripresa Fotografica è costruita sulla base delle carte IGM topografiche – quindi per la simbologia adottata si rimanda a tale standard – in cui viene solo ricordato il limite di confine. I punti di ripresa sono numerati e indicano la sequenza, eseguita qui in senso orario. I punti riportano i dati georeferenziali, la direzione in cui è stato eseguito lo scatto nonché, con una forma a ventaglio, la porzione di territorio fotografata. Sono tracciate inoltre le linee di alba e tramonto, con i colori arancio e verde, e del mezzogiorno solare, rosso. Tali linee, unitamente agli orari, danno una indicazione della posizione del sole durante la giornata. Il quadro di unione delle tavolette IGM, sono indicate dalle linee azzurre.

i01 - Toppo Titolo: N41°26.035' E015°05.899' 954m. s.l.m. direzione 195°.
02 - C. da Piano la Macina: N41°24.581' E015°05.289' 769m. s.l.m. direzione 180°.
03 - C. da San Salvatore: N41°23.452' E015°04.984' 676m. s.l.m. direzione 225°.
04 - C. da Castiglione: N41°22.786' E015°04.165' 769m. s.l.m. direzione 240°.
Territorio sito nel Comune di San Bartolomeo in Galdo BN Italia.

i05 - C. da Piana Longa: N41°22.068' E015°02.619' 439m. s.l.m. direzione 260°.
06 - C. da Barbetta: N41°21.738' E015°01.336' 418m. s.l.m. direzione 330°.
07 - C. da Setteluci: N41°23.103' E015°00.988' 388m. s.l.m. direzione 320°.
08 - C. da Torre: N41°24.051' E015°00.496' 514m. s.l.m. direzione 310°.
Territorio sito nel Comune di San Bartolomeo in Galdo BN Italia.

i09 - C. da Toro: N41°24.553' E014°58.318' 393m. s.l.m. direzione 344°.
10 - Passo di Castelvetere: N41°26.109' E014°58.159' 336m. s.l.m. direzione 47°.
11 - C. da Codini: N41°26.241' E014°58.651' 331m. s.l.m. direzione 40°.
12 - Toppo Rosso: N41°26.463' E014°59.196' 403m. s.l.m. direzione 20°.
Territorio sito nel Comune di San Bartolomeo in Galdo BN Italia.

i13 - C. da Mucciacito: N41°29.164' E015°00.226' 550m. s.l.m. direzione 110°.
14 - Toppo dei Morti: N41°28.939' E015°00.681' 604m. s.l.m. direzione 118°.
15 - C. da Fosso della Calcara: N41°28.804' E015°01.081' 633m. s.l.m. direzione 124°.
16 - C. da Sant'Angelo: N41°28.513' E015°01.359' 623m. s.l.m. direzione 160° vista Toppo Titolo 124°.
Territorio sito nel Comune di San Bartolomeo in Galdo BN Italia.

i17 - C. da Borione: N41°26.947' E015°02.680' 589m. s.l.m. direzione 124°.
18 - C. da Cazzille: N41°26.662' E015°02.928' 607m. s.l.m. direzione 110°.
19 - C. da Moschiaturo: N41°25.966' E015°04.635' 769m. s.l.m. direzione 84°.
20 - C. da Acqua dei Cerri: N41°26.023' E015°05.665' 889m. s.l.m. direzione 80°.
Territorio sito nel Comune di San Bartolomeo in Galdo BN Italia.

Marco Monari - Nato a Bologna nel 1966, Monari si trasferisce a Sud, nella Valle del Fortore a San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento. Colpito dal radicale mutamento nel paesaggio, si è dedicato nel corso degli anni all'analisi fotografica dei territori del beneventano, con particolare attenzione al Bosco Montauro e al corso del fiume Fortore. Il suo interesse fotografico si è rivolto anche agli aspetti faunistici del territorio e alla fotografia dall'alto, che ha sperimentato con l'ausilio di un aquilone.

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