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iGennaio 2013, Rawabi, 20km da Ramallah. Una famiglia sta guardando un film promozionale in 3D, dove viene simulata la vita nel futura a Rawabi, la più grande città progetta nel West Bank. © Andrea & Magda Photographers.

andrea & magda

the palestinian dream*

«Non è che noi scambiamo la fotografia per la realtà: noi la preferiamo alla realtà. Non ce la facciamo a sopportare la realtà, ma sopportiamo le immagini, come fossero stìgmata, bambini, compagni caduti. Noi le soffriamo, le idealizziamo, ci crediamo perché abbiamo bisogno che ci dicano ciò che siamo»**

David Levi Strauss

Fino a che punto l'accesso all'informazione che abbiamo per mezzo degli organi di stampa ha una corrispondenza con la realtà degli accadimenti? L'interrogativo connaturato con la natura stessa del giornalismo è forse senza risposta. Indipendentemente dai filtri ideologici che presiedono alle decisioni editoriali, il portato individuale di tutti gli elementi che costituiscono la catena di trasmissione dell'informazione contribuisce alla formazione della notizia che raggiunge l'utente finale. Il discorso diventa ancora più inquietante quando a suffragare le tesi esposte subentra l'immagine fotografica che, nonostante tutto, ancora viene portata a testimone dei fatti del mondo come strumento imparziale. Oggi come oggi molti di noi nutrono l'illusione, sapientemente indotta da chi gestisce l'informazione, di avere un accesso illimitato alle informazioni, ma quasi mai ci si interroga su quali siano i meccanismi che presiedono alla creazione di quelle informazioni che crediamo di raggiungere, ma dalle quali siamo in realtà raggiunti. Su tutto questo poi si stratifica un nemico terribile: lo stereotipo. Esempi eclatanti in questo senso sono le immagini utilizzate nelle campagne di raccolta fondi della maggior parte delle Onlus operanti nel mondo o le rappresentazioni dei conflitti, specie quando particolarmente prolungati nel tempo.

L'immagine che ormai da decenni ci viene offerta del Medio Oriente, e della Palestina in particolare, ci ha convinto che le cose siano solo come ci vengono mostrate di continuo. Le fotografie hanno costruito una... realtà parallela e monodimensionale, conformata all'esigenza di quell'esperienza di orrore a buon mercato che una stampa appiattita sul luogo comune propone ai propri lettori. A questo proposito è molto interessante il lavoro Photojournalism Behind the Scenes di Ruben Salvadori, che indaga sul dietro le quinte di immagini di rivolte che, di fatto, hanno tutt'altri contorni. Abituati come siamo ad accettare la proposta di una realtà univoca e, grazie alla lontananza dai fatti, tendenzialmente rassicurante nonostante le apparenze, non possiamo non stupirci quando ci viene mostrato anche altro, come nel caso della Siria fotografata da Ponomarev o più ancora della Palestina di Andrea & Magda.

Nella realtà di queste terre non esistono solo rivolta e oppressone nelle forme stereotipate a base di ragazzi che lanciano pietre o bottiglie molotov. In questi territori si è provato ad avviare anche un processo di trasformazione sociale ed economica sotto l'influenza di un liberalismo in emergenza sostenuto dalla comunità internazionale. In un paese che di fatto non esercita né il controllo dei propri confini né quello delle proprie risorse, il tentativo dell'allora Primo Ministro dell'Autorità Nazionale Palestinese Salam Fayyad di dare vita a un'economia liberale, sulla base delle indicazioni del Fondo Monetario Internazionale, ha avuto effetti che meritano attenzione da parte del mondo. Il sogno di uno stato palestinese degno di questo nome avrebbe dovuto passare attraverso una profonda revisione dell'economia locale. Il tentativo ha riscosso grande successo nell'élite palestinese e nella comunità internazionale, provocando immediate e visibili trasformazioni. Città come Betlemme, Ramallah o Nablus hanno visto sorgere i classici insediamenti del benessere economico occidentale: fast food, alberghi di lusso, centri commerciali, palestre, club di equitazione e naturalmente banche.

Nondimeno in tutto questo la Palestina rimane fortissimamente dipendente dagli aiuti provenienti dall'esterno. Rimangono però enormi dubbi sull'esito di questa operazione economico-sociale. E sono dubbi che, forse, dovrebbero essere estesi anche ben al di fuori della Palestina e del suo straordinario contesto.

E se il sogno palestinese riguardasse anche noi?

[ Sandro Iovine ]

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(*) - Vincitore del Premio Tabò nell'ambito di Fotoleggendo 2015.
(**) - David Levi Strauss, Politica della fotografia
, Postmediabooks, Milano, 2007; pag. 151.

iGennaio 2013, Nablus, il secondo più grande agglomerato urbano nel West Bank.© Andrea & Magda Photographers.

iMarzo 2013, Ramallah, Territori Palestine. Mentre il presidente degli Stati Uniti Barack Obama è atteso per una visita ufficiale a Ramallah, i manifesti sono stati esposti a condannare l'impossibilità di accedere alla rete 3G, in quanto le bande sono controllate da società israeliane. La maggior parte dei manifesti hanno subito atti di vandalismo. © Andrea & Magda Photographers.

iGennaio 2013, Zona industriale di Betlemme. Il progetto è stato avviato dai presidenti Nicolas Sarkozy e Mahmoud Abbas nel 2008. Lo sviluppo della zona è congelato, a causa delle restrizioni di sicurezza israeliane. © Andrea & Magda Photographers.

iGiugno 2013, Ramallah, West Bank. Il team vincitore del programma INJAZ mentre torna a casa con l'assegno di 5000 dollari. Il concorso, finanziato da imprese palestinesi per incoraggiare l'imprenditorialità, ha assegnato il progetto più innovativo. © Andrea & Magda Photographers.

iGiugno 2012, Ramallah, Cisgiordania. Mohammad, 16 anni, lavora per la società di pulizia Wipe e brillare in un nuovo centro commerciale a Al Bireh. Sullo sfondo, gli sportelli bancomat di alcune delle 17 banche esistenti in Palestina nel 2012, di cui 7 sono banche palestinesi. © Andrea & Magda Photographers.

iGiugno 2013, Masyoon quarter, Ramallah, West Bank. Giovani uomini d'affari alla fine di una giornata di lavoro a Masyoon, il distretto finanziario di Ramallah. © Andrea & Magda Photographers.

iNovembre 2012, Ramallah. Nihal frequenta settimanalmente la palestra Solo Gym. © Andrea & Magda Photographers.

iFebbraio 2013, Bethlemme, West Bank. Lina e sua sorella mentre fanno compere per la casa allo Sbitany Center. © Andrea & Magda Photographers.

iGiugno 2012, vicino Ramallah, West Bank. Pubblicità per una lotteria in una stazione di servizio, con un'automobile come primo premio, nella periferia di Ramallah. © Andrea & Magda Photographers.

iGiugno 2013, Qalandya, Ramallah, West Bank. Dietro al fruttivendolo, il più grande cartello pubblicitario nei territori palestinesi mostra una gigantografia di Haifa, città arabo-israeliana, che si trova in Israele. La pubblicità offre tariffe a basso costo per chiamare la Palestinada Israele, ma solo a pochi palestinesi privilegiati è consentito entrare in Israele. © Andrea & Magda Photographers.

i18 marzo 2013, Bethlehem, Territori Palestinesi. A pochi giorni dalla visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, i dipendenti pubblici, finalmente, ricevono i loro stipendi. Dal momento che l'assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato il riconoscimento dello Stato di Palestina nel novembre 2012, il governo di Fayyad ha dovuto affrontare grandi difficoltà finanziarie, dopo che Israele aveva interrotto il trasferimento dell'IVA alle autorità palestinesi. © Andrea & Magda Photographers.

iFebbraio 2013, Betleemme, West Bank. Un'insegna pubblicitaria viene installata in un villaggio nei pressi di Betlemme, per un ristorante e un fitness club che stanno per aprire. © Andrea & Magda Photographers.

iGiugno 2013, Ramallah, West Bank. Sulla strada per il checkpoint che porta a Gerusalemme. Sullo sfondo, il muro di separazione israeliano che racchiude il West Bank. © Andrea & Magda Photographers.

Andrea & Magda - Sono una coppia di fotografi italo francesi, nati rispettivamente nel 1976 e nel 1986. Vivono e lavorano in Medio Oriente dal 2008 e il loro lavoro si concentra sugli effetti della globalizzazione nella società, nell'economia e nei territori del vicino oriente. Il loro progetto Palestinian Dream mostra le trasformazioni della Palestina che si modellano su un ideale di modernità e sull'illusione di uno sviluppo economico nonostante l'occupazione.
In Sinai Park invece hanno analizzato le conseguenze del turismo di massa nei territori del Sinai in Egitto.


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