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iLe Monde edizione on line, home page del 9 gennaio 2015, ore 9,15.
La pagina è listata a lutto per manifestare la solidarietà alla redazione di Charlie Hebdo.

editoriale
Quale memoria per il futuro dalle immagini?

7 gennaio 2015: la Francia vive il più sanguinoso attentato da oltre cinquant’anni a questa parte. La notizia si diffonde rapidamente. Dirette ovunque, dalle emittenti televisive alle edizioni web dei giornali. Centinaia, migliaia di immagini si riversano in tutti i canali di informazione, invadono i nostri occhi, si accavallano con la pretesa di raccontare quanto sta accadendo. Più o meno contemporaneamente, in Nigeria, un paio di migliaia fra uomini, donne e bambini vengono sterminati dagli attacchi di Boko Haram. Di loro però non ci sono fotografie. Solo quando la tragedia francese sarà conclusa compariranno alcune immagini satellitari dei villaggi rasi al suolo.
Nella evidente disparità dell’agenda setting dei media occidentali nell’affrontare le due vicende, emergono inevitabilmente alcune considerazioni relative al piano iconico. La prima riguarda i filtri temporali e spaziali applicati. Al profluvio di immagini in tempo reale che raccontano ben poco di quanto accade in Francia, si contrappone l’assenza di immagini degli eventi nigeriani. Da una parte l’illusione di una vicinanza agli accadimenti, dall’altra, quando saranno rese pubbliche, le immagini satellitari. Certo, a monte di queste scelte, ci sono le differenti possibilità di accesso alla documentazione iconica. Altrettanto certo, però, è che siano rilevanti le conseguenze sul piano comunicativo in primis e su quello del coinvolgimento dello spettatore in seconda istanza. In particolare la mole di immagini degli avvenimenti di Parigi merita attenzione, soprattutto alla luce delle parole di David Levi Strass che, già nel 2003, scriveva a proposito della massa di immagini che ci assale: «Luccicano davanti ai nostri occhi, penetrano le nostre menti ad una velocità incredibile. Passiamo più tempo a collezionare e catalogare immagini che a guardarle una per una» (1). Questa riflessione generale, rapportata a un caso specifico come quello francese, equivale a dire che i media hanno operato per trasmettere allo spettatore l’illusione di una partecipazione diretta agli accadimenti. In questo senso, la rotazione delle immagini sulle testate giornalistiche web risponde sia all’esigenza di mantenere viva un’attenzione catalogatoria sia ad alimentare la percezione della diretta dal campo.
La dinamica politica di sottofondo è comunque antica quanto la storia dell’uomo. Un gruppo ampio di persone è più facilmente aggregabile se gli si offre in pasto un nemico comune. In questo senso, la facile lettura della contrapposizione di culture in chiave religiosa rappresenta un fattore di unificazione e coinvolgimento al consenso di straordinaria potenza. Non a caso, a seguito degli attentati tanto il presidente Hollande (+21%) quanto il premier Valls (+17%) avrebbero aumentato i rispettivi indici di consenso popolare in modo considerevole, invertendo la tendenza alla caduta libera fatta riscontrare negli ultimi mesi.
Senza alcuna pretesa di analisi definitiva, vale poi la pena di soffermarsi sulla gestione, sempre a livello iconico, che ad esempio l’edizione online di Le Monde ha avuto della crisi.
Dopo l’eccidio nella redazione di Charlie Hebdo, mentre era in corso la caccia ai due attentatori, prima viene uccisa una poliziotta e successivamente vengono presi degli ostaggi un supermercato kosher.
Ne consegue un’ondata di allarmismo generalizzato che destabilizza l’opinione pubblica. Nelle aperture di Le Monde del giorno 9 gennaio 2015 la reazione dell’animale ferito è quella di far apparire immagini in cui campeggiano simboli di forza e reazione. L’accento si sposta quindi in prima mattinata su un tiratore scelto, di cui l’inquadratura esalta l’assetto da combattimento e le tecnologie di cui dispone, ponendo in particolare evidenza il fucile di precisione con chiare valenze di tipo simbolico. Il messaggio è chiaro: «siamo in emergenza, ma ora tutto è sotto controllo e abbiamo i mezzi per reagire ed eliminare il problema». Circa otto ore più tardi, nel pomeriggio, compare una strada deserta con in primo piano sei agenti con elmetto in testa e fucili mitragliatori alla mano ben in evidenza. Anche in questo caso il messaggio e i simboli utilizzati non sono troppo velati: «il controllo della situazione è totale, gli unici padroni del campo sono i rappresentanti dello Stato». Da notare, fra l’altro, che gli attentatori avrebbero agito con armi di categoria assimilabile a quelle esibite dalle forze dell’ordine nella fotografia. Banalizzando il piano simbolico si può intravedere nell'ostentazione delle armi anche il tentativo di ribadire un'affermazione di superiorità dal sapore ancestrale.
Passano un altro paio di ore e il supermercato kosher viene espugnato, gli ostaggi liberati e il terrorista ucciso. L’immagine è quella dell’esplosione che precede l’irruzione dei corpi speciali. Il messaggio è quello della fine di un incubo, sottolineato dai valori di potenza e superiorità impliciti nell’immagine stessa dell’esplosione. A livello simbolico in quell'esplosione l'orgoglio della Potenza mondiale, umiliata da tre uomini armati di kalashnikov, è stato curato, l'onore redento nel sangue e nel fuoco.
Una notazione per concludere. La comunicazione, scientemente o casualmente, prosegue il suo lavoro con i sottotesti anche nei giorni successivi. A distanza di undici giorni l’apertura di Le Monde edizione online riesuma in prima mattinata la… rassicurante immagine dei poliziotti schierati sulla strada deserta. Stavolta però l’inquadratura è più ampia, segnale evidente di un taglio nel primo utilizzo che potrebbe aprire discussioni sull’eticità dell’impiego delle immagini da parte della testata. Del resto, il filtro temporale giustifica l’allontanamento del punto di vista, pur chiamando direttamente in causa il meccanismo della ridondanza, ampiamente utilizzato nei messaggi pubblicitari e di propaganda politica.
In un mondo dell'informazione in cui l'uso dell'immagine è massivo, viene spontaneo chiedersi quale ruolo rispetto alla memoria esse abbiano, soprattutto se si proietta l'interrogativo nel futuro. Data la velocità e la compulsività con cui vengono consumate le immagini al giorno d'oggi, quale sarà la storia della nostra contemporaneità che sapranno tracciare per i posteri?

[ Sandro Iovine ]

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(1) - David Levi Strauss, Politica della fotografia, Postmedia, Milano, 2007; pag. 139.

iLe Monde edizione on line, home page del 9 gennaio 2015, ore 17,01.
Il lutto è scomparso e al suo posto è tornata la pubblicità.
La fotografia è ritagliata per mettere in evidenza gli uomini armati.



RIPETERE PER CONFERMARE


Le Monde edizione online del 20 gennaio 2015, ore 8,06.

Riappare, con un taglio più ampio, la stessa fotografia pubblicata il 9 gennaio 2015. La strada deserta, a eccezione degli uomini che la presidiano, risulta in qualche modo rassicurante per l'opinione pubblica. 
Fornisce la... prova che il controllo è stato ripreso e che lo Stato ha saputo reagire per difendere i propri cittadini. Se si esamina il ciclo delle pubblicazioni nel suo insieme, la ripetizione di una stessa immagine ad alto valore simbolico (sia pure con un taglio leggermente più ampio) si può inquadrare nel meccanismo della ridondanza.

Quest'ultima risulta avere grandissima importanza nei processi comunicativi in quanto aiuta a superare eventuali disturbi nel trasferimento del messaggio tra emittente e destinatario, qualora il canale comunicativo attraverso il quale viene veicolato il messaggio sia disturbato, o il destinatario stesso abbia difficoltà a interpretare il testo.

iLe Monde edizione on line, home page del 9 gennaio 2015, ore 19,22.
L'assedio al supermarcato si conclude e gli ostaggi vengono liberati. L'esplosione assume valore simbolico.